Le Messager Campagnard - 08 maggio 2026, 13:04

Gianni Champion nella Direzione nazionale Cia: “Gli agricoltori sono i veri custodi del territorio”

Il sindaco di Saint-Marcel eletto nel gruppo dirigente nazionale della Confederazione italiana agricoltori durante la IX Assemblea di Roma. Nel suo intervento il richiamo al dissesto idrogeologico, alla tutela delle aree interne e alla necessità di riconoscere gli agricoltori come “manager del territorio”

Gianni Campion

Gianni Campion

Dalla Valle d’Aosta a Roma, passando per le sfide globali che stanno attraversando il mondo agricolo. È un riconoscimento politico e sindacale di rilievo quello arrivato per Gianni Champion, sindaco di Saint-Marcel ed esponente della Cia Agricoltori delle Alpi, eletto nella Direzione nazionale della Confederazione italiana agricoltori durante la IX Assemblea nazionale della Cia, riunita all’Auditorium Antonianum della Capitale dal 6 al 8 maggio. 

Un’assemblea che ha riunito delegati provenienti da tutta Italia in un momento storico complesso, segnato da guerre internazionali, cambiamenti climatici, aumento dei costi energetici e tensioni economiche che stanno mettendo sotto pressione il comparto agricolo. Al centro dei lavori il tema “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, slogan che ha fatto da filo conduttore agli interventi e che ha trovato nelle parole di Champion una declinazione concreta e fortemente legata alla montagna e alle aree interne.

Nel suo intervento davanti all’assemblea nazionale, Champion ha posto l’attenzione sul tema della fragilità del territorio italiano e sul ruolo strategico dell’agricoltura nella prevenzione del dissesto idrogeologico. “I dati emersi dall’ultima indagine Cia Trend parlano chiaro: l’Italia vive con il fiato sospeso. Con il 91% dei nostri cittadini preoccupato per il dissesto idrogeologico, è evidente che la sicurezza del territorio non è più una questione tecnica, ma un’emergenza sociale prioritaria”, ha dichiarato.

Un passaggio che fotografa bene una preoccupazione sempre più diffusa anche nei territori alpini, dove eventi meteorologici estremi, frane e alluvioni stanno diventando fenomeni frequenti. Da qui la rivendicazione di un ruolo nuovo per il comparto agricolo, non più considerato soltanto produttore di beni alimentari, ma presidio permanente del territorio.

“Dobbiamo essere consapevoli che l’agricoltura non è solo produzione alimentare, ma il vero baluardo contro frane e alluvioni. L’89% degli italiani riconosce che l’abbandono dei campi è la causa principale della fragilità del nostro suolo”, ha proseguito Champion, insistendo sulla necessità di riconoscere economicamente il lavoro svolto dagli agricoltori nelle aree marginali e montane.

Per il sindaco di Saint-Marcel, infatti, chi continua a lavorare la terra nelle aree interne svolge una funzione pubblica a tutti gli effetti. “Sostengo con forza la necessità di riconoscere ufficialmente l’agricoltore come un vero e proprio ‘manager del territorio’. Non basta più lodarne il lavoro: chi presidia le aree interne ed eroga servizi ambientali e idrogeologici per la collettività deve essere adeguatamente remunerato per questo ruolo di custodia”.

Un ragionamento che si lega direttamente anche al tema dello spopolamento e della difficoltà di avvicinare le nuove generazioni all’agricoltura. “Solo il 9% dei giovani oggi vede il proprio futuro nella terra. Questo distacco è allarmante. L’agricoltura deve cessare di essere percepita come un settore statico o di ‘serie B’ per diventare un progetto professionale moderno, tecnologico e redditizio”, ha sottolineato Champion, indicando nella valorizzazione economica e sociale del comparto una delle chiavi per invertire la rotta.

Parole che hanno trovato eco anche nell’intervento del presidente nazionale della Cia Cristiano Fini, confermato all’unanimità alla guida dell’organizzazione. Nel suo discorso Fini ha definito l’attuale scenario internazionale una “tempesta permanente”, ricordando come il settore agricolo sia oggi tra i più esposti agli effetti delle crisi globali, con l’impennata dei costi del carburante, dei fertilizzanti e delle materie prime.

“In un tempo segnato da guerre, crisi climatiche e tensioni economiche globali, l’agricoltura non è un settore marginale, ma un pilastro della sicurezza nazionale, della coesione sociale e del futuro del Paese”, ha dichiarato il presidente nazionale, chiedendo che il comparto venga considerato “un vero asset strategico, perché la sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo”.

Fini ha inoltre rilanciato la battaglia della Confederazione per un riequilibrio del valore lungo la filiera agroalimentare, oggi “fortemente penalizzante per gli agricoltori”, ribadendo il no della Cia a qualsiasi ipotesi di ridimensionamento della Politica agricola comune europea.

L’elezione di Champion nella Direzione nazionale rappresenta ora anche un riconoscimento del peso crescente delle realtà alpine e delle piccole produzioni territoriali all’interno della Confederazione. Un ruolo che l’amministratore valdostano intende interpretare come voce delle aree montane e delle comunità rurali spesso penalizzate da decisioni centralizzate.

“Mai come oggi le esigenze del comparto agricolo delle nostre ventuno regioni sono state così convergenti. In un’Italia storicamente frammentata e profondamente eterogenea per territori e necessità, l’agricoltura agisce oggi come collante, unendo il Paese in un grido di comune sofferenza”, ha dichiarato dopo l’elezione.

Da qui anche una critica alle decisioni “calate dall’alto”, che rischiano di ignorare le peculiarità territoriali. “È necessaria una maggiore tutela rispetto a decisioni calate dall’alto, che troppo spesso ignorano le specificità locali. Il mio impegno in Direzione nazionale sarà volto a ribadire un concetto fondamentale: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, la priorità è dare voce a chi il territorio lo custodisce con cura, opponendosi a logiche di mero sfruttamento”.

Un messaggio che, letto dalla prospettiva valdostana, assume un significato ancora più forte. Perché nelle regioni di montagna il tema agricolo non riguarda soltanto l’economia, ma la sopravvivenza stessa delle comunità, la manutenzione del paesaggio, la sicurezza dei versanti e la tenuta sociale delle vallate. E proprio da qui sembra voler partire l’esperienza nazionale di Gianni Champion: dalla convinzione che difendere chi coltiva la terra significhi, oggi più che mai, difendere il futuro del territorio.

pi,mi.

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