ATTUALITÀ POLITICA - 08 maggio 2026, 12:18

L’impermeabile del potere: quando la vergogna rimbalza e l’indignazione evapora

Tra scandali che non producono conseguenze e indignazioni sempre più effimere, il vero nodo non è soltanto chi detiene il potere, ma una società che sembra aver smarrito il senso della dignità pubblica e della responsabilità collettiva

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C’è una metafora che descrive alla perfezione una certa politica contemporanea: l’impermeabile. Non quello elegante, ma quello tecnico, industriale, progettato per respingere tutto. Critiche, richieste di dimissioni, indignazione popolare: ogni goccia scivola via, lasciando il tessuto intatto, asciutto, quasi orgoglioso della propria idrorepellenza morale.

Osservare il teatrino valdostano — e non solo — è diventato un esercizio di resistenza emotiva. Figure istituzionali che si aggrappano alla poltrona con una tenacia inversamente proporzionale al senso del pudore. Inchiodati, sì, ma per scelta personale: martiri del privilegio, pronti a immolarsi sull’altare del “non mi dimetto manco morto”, con il pubblico che applaude invece di chiedere conto.

La dignità? Grande assente. Non è nostalgia per un passato idealizzato: è semplice archeologia del buon senso. Un tempo bastava poco: riconoscere un errore, farsi da parte, ricordarsi che il ruolo è un servizio e non un salvacondotto. Oggi, invece, più grave è l’accusa, più solida diventa la posizione dell’accusato. Lo scandalo non è più una macchia: è un trattamento impermeabilizzante. Più bagni la superficie, più diventa resistente.

Ma sarebbe troppo comodo fermarsi qui. Il problema non è solo chi governa: è anche chi li tiene lì, ben stretti, come si tiene un vecchio ombrello rotto “perché non si sa mai”.

Viviamo in una società frammentata, dove l’indifferenza è diventata una forma di autostima. “Tanto sono tutti uguali” non è un’analisi politica: è un alibi esistenziale. C’è chi, anche se il mondo crollasse, troverebbe il modo di non sentirsi coinvolto.

E poi ci sono gli arrabbiati nella direzione sbagliata: quelli che scambiano il vicino di casa per il nemico, che augurano la morte a un concittadino per un’opinione. Non è destra, non è sinistra: è la desertificazione dell’umanità.

Eppure esistono ancora uomini e donne che non vivono di rendita morale. Gente che si impegna, che sacrifica tempo ed energie, che non baratta la coerenza per un posto in prima fila. Sono pochi, sempre meno: una specie protetta che nessuno ha voglia di proteggere.

Ed è proprio per questo che il sistema li attacca con maggiore ferocia: il loro esempio è una minaccia. Dimostra che un’alternativa esiste, che la dignità non è un reperto museale, ma una scelta quotidiana.

Diogene cercava l’uomo con una lanterna. Io oggi uso gli schermi del computer, dove scorrono le prove della nostra decadenza civile. La ricerca continua, ma il bottino si fa sempre più magro.

La domanda vera non è “perché la politica è così”. La domanda vera è: perché continuiamo a volerla così.

Finché non risponderemo con onestà, l’impermeabile resterà al suo posto: asciutto, impeccabile, inamovibile.

Vittore Lume-Rezoli

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