C’è un momento, nella vita politica di un Paese, in cui non basta più denunciare gli errori degli altri. Occorre avere il coraggio di interrogarsi sulle proprie responsabilità. Ed è probabilmente questo l’aspetto più scomodo — ma anche più interessante — del libro di Fabio Balocco e Romano Lupi, “La Sventura - Viaggio attraverso i danni della sinistra al potere”, che verrà presentato sabato 9 maggio, alle ore 18, nel salone Ducale del Municipio di Aosta.
Un titolo duro, provocatorio, quasi impietoso. Ma anche una riflessione che prova a toccare una ferita ancora aperta. Perché se oggi — come sostengono gli autori — l’Italia è governata dalla peggiore destra del dopoguerra, capace di indebolire ulteriormente il tessuto democratico, sociale ed economico del Paese, allora diventa inevitabile chiedersi come si sia arrivati fino a qui.
Ed è proprio quell’“ulteriormente” a pesare come un macigno.
Balocco e Lupi partono infatti da una constatazione che molti, a sinistra, preferiscono evitare o minimizzare: la crescita delle destre non nasce nel vuoto. È anche figlia delle delusioni, delle contraddizioni, delle rinunce e degli errori compiuti da chi avrebbe dovuto rappresentare un’alternativa sociale e popolare. Privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, distanza dai territori, perdita del rapporto con le classi popolari, linguaggi sempre più elitari e una progressiva trasformazione della politica in gestione tecnica del potere: sono temi che il libro affronta senza indulgenze.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non soltanto nell’avanzata elettorale delle destre, ma soprattutto nell’esplosione dell’astensionismo, che colpisce in modo sempre più evidente l’elettorato progressista. Un’assenza silenziosa che racconta sfiducia, rassegnazione e talvolta persino disillusione.
La domanda che aleggia sul libro — e che inevitabilmente attraverserà anche il dibattito di Aosta — è semplice quanto scomoda: può esistere una rinascita della sinistra senza una vera autocritica?
Non un esercizio rituale o nostalgico, ma una riflessione capace di rimettere in discussione scelte politiche, linguaggi e modelli culturali che hanno progressivamente allontanato intere fasce della società dalla partecipazione democratica.
A discuterne insieme agli autori saranno Francesco Lucat e Carlo Zanotto di Rifondazione Comunista Valle d'Aosta, in un confronto che si annuncia tutt’altro che celebrativo, ma piuttosto orientato a riaprire una discussione politica spesso rimossa o confinata ai margini.
Perché, in fondo, il rischio più grande per una cultura politica non è ammettere i propri errori. È smettere di interrogarsi su di essi.





