Certe persone non occupano semplicemente un ruolo. Lo incarnano. E quando se ne vanno, lasciano un vuoto che non riguarda soltanto una famiglia, un ambiente professionale o una cerchia di amici. Lascia un silenzio più grande, quasi collettivo. È il caso del dottor Paolo Pierini, scomparso nel pomeriggio di oggi all’età di 78 anni dopo una lunga malattia affrontata con discrezione, dignità e quella sobrietà che ha sempre caratterizzato il suo stile umano e professionale.
Con lui se ne va uno dei volti più conosciuti e rispettati della sanità valdostana. Uomo di scienza, medico stimato, dirigente capace, ma soprattutto presenza rassicurante per generazioni di pazienti che in lui trovavano non soltanto competenza, ma ascolto, equilibrio e umanità.
Nato ad Aosta il 16 dicembre 1947, Pierini ha dedicato la propria vita alla medicina, diventando un punto di riferimento dell’urologia regionale. È stato direttore della Struttura di Urologia e del Dipartimento delle chirurgie dell’Ospedale Umberto Parini, contribuendo alla crescita professionale e organizzativa della sanità valdostana in anni delicati e decisivi.
La sua autorevolezza aveva oltrepassato da tempo i confini regionali. Relatore e moderatore in numerosi congressi nazionali e internazionali, aveva saputo portare il nome della Valle d’Aosta dentro il dibattito medico e scientifico italiano con serietà e credibilità. Eppure, chi lo ha conosciuto davvero, ricorda prima di tutto il tratto umano: il tono pacato, il sorriso costante, gli occhi chiari «color mare», come li descrivono commossi gli amici del Comitato ValléeSanté.
Un ricordo che oggi assume il tono struggente delle cose autentiche. «Sei sempre stato il nostro riferimento e abbiamo sempre avuto il tuo sostegno», scrivono dal Comitato ValléeSanté, di cui Pierini era stato vice-responsabile sin dalla nascita. «Il vuoto che ora ci lasci è incolmabile. Non solo per noi, ma per tutta la Valle d’Aosta».
Parole che raccontano bene quanto il medico aostano fosse riuscito a diventare anche una figura civile, partecipe del dibattito pubblico e mai indifferente rispetto ai temi della comunità. Nel 2013 aveva scelto di candidarsi alle elezioni regionali con l’Union Valdôtaine Progressiste, mentre negli ultimi anni era stato tra i protagonisti del Comitato Vallée Santé, impegnato nella battaglia contro il progetto di ampliamento dell’ospedale Parini.
Anche nella malattia non aveva mai smesso di essere medico. Fino a tempi recenti continuava infatti a visitare all’IRV, struttura di cui era stato direttore, mantenendo vivo quel rapporto diretto con i pazienti che aveva sempre considerato la parte più importante del suo lavoro.
Forse è proprio questo che oggi colpisce di più: la sensazione che se ne vada un uomo capace di tenere insieme competenza e delicatezza, fermezza e gentilezza. Qualità sempre più rare in un tempo spesso dominato dai toni urlati e dalle contrapposizioni permanenti.
«Grazie per ciò che ci hai insegnato, il tuo modo soft ma determinato», scrivono ancora gli amici del Comitato. Una frase semplice, ma che probabilmente contiene l’essenza più vera di Paolo Pierini.
Perché ci sono professionisti che lasciano curriculum importanti. E poi ci sono persone che lasciano uno stile, un esempio umano, un modo di stare dentro la propria comunità senza bisogno di alzare la voce.
Alla moglie Pinuccia Serra, ai figli Davide e Daniele e a tutti i familiari si stringe oggi l’abbraccio sincero di una Valle d’Aosta che perde non soltanto un medico di altissimo profilo, ma un uomo profondamente rispettato e sinceramente voluto bene.
E mentre scorrono i ricordi, resta quasi sospesa quella frase scritta dai suoi amici, insieme tenera e dolorosa: «Dans la ville où tu t’en vas il n’y a plus besoin d’un nouveau Hôpital».
Buon viaggio, dottor Pierini. La sua impronta resterà dentro questa terra ancora per molto tempo.





