C’è un’attesa che va oltre l’evento, che sfiora quasi il sentimento collettivo di una comunità. A Pompei, l’arrivo di Leone XIV per celebrare il primo anno del suo pontificato non è soltanto una visita pastorale: è percepito come un passaggio storico, destinato a lasciare un segno profondo.
A raccontarlo è l’arcivescovo Tommaso Caputo, che parla di “dono specialissimo” e di una comunità pronta ad accogliere il Pontefice con gratitudine e partecipazione. L’8 maggio, nel giorno dedicato alla Vergine del Rosario venerata nel celebre Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, la città campana vivrà una giornata che intreccia fede, tradizione e contemporaneità.
Non è la prima volta che un Papa varca le soglie di Pompei. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Francesco, il Santuario ha già accolto i Pontefici negli ultimi decenni. Ma questa visita assume un significato particolare: arriva a undici anni dall’ultima e coincide con una ricorrenza simbolica, il primo anniversario di pontificato.
Al centro della giornata ci sarà la celebrazione eucaristica in piazza, prevista per le 10.30, seguita dalla tradizionale Supplica alla Madonna di Pompei, composta nel 1883 da Bartolo Longo, figura oggi più che mai centrale nella devozione popolare dopo la sua recente canonizzazione. Attese decine di migliaia di persone, nonostante le inevitabili limitazioni logistiche.
Ma la visita non sarà solo liturgia. Il Papa incontrerà anche il cosiddetto “Tempio della Carità”, cuore sociale del Santuario, dove si intrecciano storie di fragilità e riscatto: bambini, giovani, madri in difficoltà. Un segnale chiaro, quasi programmatico, che lega la dimensione spirituale a quella concreta della solidarietà.
Pompei, con i suoi circa 25 mila abitanti, vive una doppia identità: città della fede e meta turistica globale, grazie anche al vicino parco archeologico. Ogni anno accoglie milioni di visitatori, tra pellegrini e turisti. Eppure, come gran parte del Mezzogiorno, non è immune da criticità sociali: lavoro precario, giovani in difficoltà, prospettive spesso incerte. È proprio su questo terreno che l’eredità di Bartolo Longo continua a parlare, con una visione che unisce evangelizzazione e promozione umana.
Secondo l’arcivescovo Caputo, la visita di Leone XIV servirà proprio a questo: rafforzare la fede, ma anche rilanciare l’impegno sociale. “Il Papa ci confermerà nella fede e nelle opere di carità”, sottolinea, indicando una direzione precisa per il futuro della comunità.
In fondo, è questo il senso più profondo dell’evento: non solo celebrare un anniversario, ma trasformarlo in un’occasione concreta di rinnovamento. Perché, come spesso accade nei momenti simbolici, il rischio è fermarsi alla celebrazione. La sfida, invece, sarà tradurre quella giornata in un “prima” e un “dopo”, come suggerisce lo stesso Caputo.
E Pompei, ancora una volta, si prepara a essere non solo luogo di devozione, ma laboratorio di speranza.





