A Verrès, nella sala al piano terra di Maison LaTour, questa mattina si è chiuso il cerchio della Giornata consolare del 12 aprile. Un passaggio più tecnico che cerimoniale, ma comunque importante per la comunità tunisina residente in Valle d’Aosta: la consegna ufficiale dei documenti raccolti nelle settimane precedenti.
Dalle 11 alle 13, il via vai è stato continuo ma ordinato. Un appuntamento pensato proprio per chiudere le pratiche senza ulteriori attese e senza spostamenti fuori regione. A guidare l’operazione il Console onorario Diego Cappeddu, che ha voluto sottolineare il senso dell’iniziativa con parole molto dirette:
“È un momento di chiusura amministrativa ma soprattutto di vicinanza concreta ai nostri cittadini, che non devono sentirsi mai lontani dai propri riferimenti istituzionali.”
Un passaggio che riassume bene l’obiettivo dell’iniziativa consolare: non solo burocrazia, ma presenza sul territorio. Cappeddu ha insistito proprio su questo punto anche nel ringraziamento finale:
“La collaborazione con il Comune di Verrès e con il sindaco dottor Alessandro Giovenzi è stata fondamentale. Abbiamo trovato disponibilità, attenzione e una vera sensibilità verso la comunità tunisina.”
Un riconoscimento esplicito all’amministrazione comunale, che ha messo a disposizione gli spazi e supportato l’organizzazione logistica dell’evento. Anche questo, in fondo, è uno di quei casi in cui la diplomazia “minore” funziona proprio perché si appoggia alla concretezza dei territori.
La giornata consolare del 12 aprile aveva già visto una forte partecipazione dei cittadini, e la fase odierna rappresentava la chiusura formale del lavoro avviato allora. Nessun proclama, nessuna enfasi: solo la consegna dei documenti e la chiusura delle pratiche.
Il Console ha voluto ribadire anche un messaggio più generale, quasi di metodo:
“Il nostro impegno è garantire continuità nei servizi consolari, anche quando si tratta di attività apparentemente semplici ma decisive per la vita quotidiana delle persone.”
Un evento piccolo, se lo si guarda dalla prospettiva istituzionale più alta, ma significativo per chi ha potuto completare pratiche spesso rimandate o complicate dalla distanza.
E forse è proprio in queste giornate che la diplomazia consolare mostra la sua faccia più concreta: meno rappresentanza, più servizio.





