CRONACA - 02 maggio 2026, 12:16

Alex Zanardi, l’ultima curva di un campione che non ha mai smesso di rialzarsi

È morto Alex Zanardi. Aveva 60 anni. Ex pilota di Formula 1 e icona del paralimpismo mondiale, ha trasformato tragedie personali in imprese straordinarie, diventando un esempio universale di coraggio, dignità e amore per la vita. i è spento a 60 anni il simbolo dello sport italiano: dalla Formula 1 alle Paralimpiadi, una vita oltre ogni limite

Alex Zanardi

Alex Zanardi

È morto Alex Zanardi.
L’annuncio è arrivato dalla famiglia nella mattinata del 2 maggio 2026: il campione si è spento nella serata di ieri, 1° maggio, circondato dall’affetto dei suoi cari. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo ottobre.

Con lui se ne va molto più di un atleta. Se ne va un simbolo, una storia vivente di resilienza che ha attraversato il dolore senza mai farsi definire da esso.

Nato a Bologna nel 1966, Zanardi aveva costruito la sua prima carriera inseguendo la velocità. Il grande pubblico lo aveva conosciuto in Formula 1, ma è negli Stati Uniti, nella CART, che era diventato leggenda, vincendo due titoli consecutivi nel 1997 e nel 1998.

Poi, la tragedia. Il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, un incidente devastante cambia per sempre la sua vita. Le gambe amputate. Un destino che avrebbe spezzato chiunque.

Non lui.

Zanardi sceglie di ripartire. Di reinventarsi. E lo fa con una forza che lascia il mondo senza parole. Sale su una handbike e comincia una nuova avventura sportiva che lo porterà sul tetto del mondo paralimpico.

Alle Paralimpiadi di Londra 2012 conquista due medaglie d’oro e una d’argento. Si ripete alle Paralimpiadi di Rio 2016, portando il suo bottino complessivo a quattro ori e due argenti. Ma i numeri, in fondo, raccontano solo una parte della sua grandezza.

Perché Zanardi non vinceva soltanto. Insegnava.

Insegnava che il limite può essere spostato. Che la vita, anche quando ti toglie quasi tutto, può restituirti un senso nuovo, forse ancora più profondo.

Nel 2020, un altro dramma. Durante una staffetta benefica sulle strade del senese, in handbike, si scontra con un camion. Le condizioni appaiono subito gravissime. Da quel momento, il suo nome torna ad essere pronunciato con rispetto, discrezione, attesa.

Oggi, quella lunga battaglia si è conclusa.

Dai messaggi delle istituzioni emerge un cordoglio unanime. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha definito “un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio”. Il ministro dello sport Andrea Abodi ha parlato di “una luce che si spegne”, mentre dal mondo dello sport arrivano parole di riconoscenza e ammirazione.

A Noventa Padovana, dove viveva, sarà lutto cittadino nel giorno dei funerali.

Ma il vero lascito di Alex Zanardi non si misura nelle medaglie, nei titoli o nei record. Si misura negli occhi di chi, guardandolo, ha trovato la forza di non arrendersi. Nella semplicità con cui ha saputo raccontare il dolore senza mai indulgere nella retorica. Nel sorriso, diventato quasi un marchio, che non lo ha mai abbandonato.

Zanardi ha dato un volto al coraggio. E, forse, anche un senso diverso alla parola vittoria.

Perché la sua più grande impresa non è stata tagliare un traguardo.
È stata, ogni volta, tornare a crederci.

je.fe.

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