ATTUALITÀ - 28 aprile 2026, 08:00

L'OPINIONE DI UNA LETTRICE: LINGUA LUNGA MA OCCHI BENDATI

Srive una Lettrice: Gentile Direttore, seguo da sempre il suo lavoro e la sensibilità che dedica alle realtà della Valle, per questo affido a lei questa riflessione. Il tema è il silenzio e l’indifferenza che circonda la violenza di qualsiasi genere: troppo spesso chi cerca dignità si scontra con un’indifferenza istituzionale e sociale che rischia di far sprofondare le persone nell’oblio

L'OPINIONE DI UNA LETTRICE: LINGUA LUNGA MA OCCHI BENDATI

Gentile Redazione,

scrivo queste righe mossa da una riflessione amara che nasce tra le montagne della Bassa Valle, in uno di quei paesini dove tutti si conoscono ma dove nessuno sembra voler davvero guardare.

Siamo circondati da simboli: panchine rosse dipinte con cura contro la violenza, eventi solidali, convegni sull’inclusione e discorsi sulla solidarietà. Colori accesi che servono a coprire il grigio di una realtà ben diversa.

Mi chiedo che senso abbiano queste celebrazioni quando, nella quotidianità, l’ipocrisia regna sovrana. Parlo da donna che ha vissuto l’indicibile: trovarsi con l’acqua potabile staccata illegalmente, per ricatto, dalla propria famiglia. Un atto di prevaricazione brutale – e non l’unico – avvenuto proprio mentre cercavo di curare le ferite in un percorso di terapia, intrapreso a causa di una famiglia disfunzionale. Un gesto che non toglie solo un servizio primario, ma dignità e respiro.

Ma la realtà è che intorno a me ho visto solo sguardi girati dall’altra parte. È facile commuoversi per una locandina o per una causa lontana, ma è terribilmente scomodo accorgersi che il proprio vicino di casa sta subendo una violenza psicologica e materiale. In questa Valle, spesso, il “pensare ai fatti propri” diventa un paravento per l’omertà e l’indifferenza.

Senza contare l’assenza delle istituzioni. Mi chiedo dove sia stato il Comune, dove siano quegli enti che per primi dovrebbero intervenire a difesa della legalità e dei diritti umani basilari quando un cittadino viene privato di un bene essenziale come l’acqua. Com’è possibile che un’autorità resti a guardare mentre un simile sopruso viene denunciato?

Siamo soli. Siamo soli nonostante i sorrisi di circostanza in piazza e l’attivismo da vetrina. La verità è che la violenza non è solo quella che fa rumore: è anche il silenzio di chi sa e non parla, di chi vede un abuso e preferisce non disturbare la propria quiete.

Forse, prima di dipingere la prossima panchina, dovremmo chiederci quanta acqua abbiamo lasciato mancare al nostro vicino, al nostro concittadino. Perché dietro ogni gesto di disperazione c’è quasi sempre un deserto di umanità che abbiamo contribuito a creare.

Concludo dicendo che io non mi rassegno al silenzio e lo faccio scegliendo di chiudere con un passato di indifferenza, per ricostruire la mia dignità e la mia vita altrove. Scelgo di andare via: un atto di affermazione della mia esistenza contro l’apatia di chi avrebbe dovuto ascoltare e non lo ha fatto, per prendermi, questa volta, la responsabilità di vivere.

Lettera firmata

Cara lettrice la sua è una denuncia che non può cadere nel nulla. Domani le risponderò. pi.mi.

red.

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