Non è stata una semplice visita scolastica, ma un piccolo, autentico esercizio di democrazia. Nel pomeriggio di lunedì 27 aprile 2026, la classe V della scuola primaria “Davide Mirko Viérin” di Plan-Félinaz, nel comune di Charvensod, ha varcato le porte del Consiglio Valle nell’ambito del progetto Portes ouvertes. E per qualche ora, l’Aula consiliare si è riempita di curiosità, domande e sguardi attenti.
Accompagnati dalle insegnanti Monica Merivot e Simona Mussone, gli alunni hanno vissuto un’esperienza che difficilmente si dimentica: sedersi nei luoghi dove si prendono le decisioni che riguardano tutta la comunità valdostana.
Ad accoglierli è stato il Consigliere Segretario Laurent Viérin, che ha guidato i giovani visitatori alla scoperta della storia e del funzionamento dell’Assemblea legislativa. Un racconto pensato per essere comprensibile, ma senza semplificazioni eccessive, perché capire le istituzioni – anche da piccoli – significa iniziare a sentirsi parte di una comunità.
Il momento più significativo è arrivato subito dopo. I bambini non si sono limitati ad ascoltare: hanno preso posto tra i banchi dei consiglieri e hanno dato vita a un vero e proprio dibattito. Il tema scelto non era casuale, ma profondamente legato all’identità valdostana: l’introduzione dell’insegnamento del patois a scuola.
Ne è nata una discussione viva, spontanea, a tratti sorprendente per lucidità e partecipazione. Interventi semplici, certo, ma capaci di andare dritti al punto: cosa significa conservare una lingua? Perché è importante? E quale spazio deve avere nella scuola di oggi?
In quell’Aula, per qualche minuto, non c’erano più solo studenti in visita, ma cittadini in formazione. Ragazzi che, con le loro parole, hanno dimostrato quanto sia importante offrire occasioni concrete di confronto e partecipazione.
È proprio questo il senso più profondo di iniziative come Portes ouvertes: non solo aprire fisicamente le porte delle istituzioni, ma renderle vive, accessibili, comprensibili. Perché la democrazia si costruisce anche così, facendo entrare i più giovani nei luoghi dove si decide il futuro.
E chissà che, tra quei banchi, oggi non si sia seduto qualche futuro consigliere regionale.





