ECONOMIA - 27 aprile 2026, 12:00

Economia circolare, cittadini pronti ma frenati da costi e scarsa trasparenza

La consultazione civica di Cittadinanzattiva racconta un’Italia consapevole e disponibile al cambiamento, ma ancora bloccata da prezzi elevati, carenza di informazioni e servizi inadeguati. Anche in Valle d’Aosta la sfida passa da politiche concrete e infrastrutture più accessibili

Economia circolare, cittadini pronti ma frenati da costi e scarsa trasparenza

C’è un dato che colpisce più di tutti, leggendo la consultazione civica promossa da Cittadinanzattiva in occasione della Giornata della Terra: i cittadini italiani non solo hanno capito la portata dell’emergenza ambientale, ma sono pronti a fare la loro parte. Il problema, semmai, è che troppo spesso vengono lasciati soli.

L’indagine, che ha coinvolto 1.813 cittadini, fotografa un Paese tutt’altro che disinteressato. Il 78,1% degli intervistati riconosce infatti che il cambiamento climatico è in larga parte responsabilità dell’uomo. Una consapevolezza che si traduce in scelte quotidiane, o almeno nel tentativo di farle: dallo spreco alimentare (51,2%) al cambiamento climatico (48,1%), fino alla gestione dei rifiuti (39,6%).

Eppure, tra il dire e il fare, si infilano ostacoli molto concreti. “Il diritto alla riparazione e l’economia circolare restano bloccati da ostacoli economici e da una mancanza cronica di trasparenza”, osserva Tiziana Toto, responsabile nazionale Politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. Ed è difficile darle torto.

Perché il primo scoglio è il costo. Il 58,7% degli intervistati considera troppo cari i prodotti sostenibili, mentre il 48,3% segnala che riparare un oggetto costa più che comprarne uno nuovo. È qui che si inceppa il meccanismo: anche chi vorrebbe scegliere in modo più responsabile si trova davanti a un paradosso economico.

Non solo. Il sistema stesso sembra spingere nella direzione opposta. Due cittadini su tre raccontano di essersi sentiti dire, dopo la scadenza della garanzia, che conviene sostituire un prodotto anziché ripararlo. Una sorta di invito implicito all’“usa e getta” che contraddice qualsiasi logica di sostenibilità.

A questo si aggiunge un problema meno visibile ma altrettanto pesante: la mancanza di informazioni. Solo il 26,9% degli intervistati dichiara di conoscere davvero il “diritto alla riparazione”, mentre il 64,1% non saprebbe nemmeno a chi rivolgersi in caso di greenwashing. Non sorprende allora che l’81,4% chieda regole più rigide, soprattutto su durabilità e riparabilità dei prodotti.

Il giudizio sulle istituzioni è, di conseguenza, piuttosto netto: il 64,4% considera insufficiente quanto fatto negli ultimi dieci anni. “Le istituzioni e il mercato devono agire immediatamente, con incentivi concreti e regole obbligatorie”, insiste Toto, indicando una strada che i cittadini sembrano aver già imboccato.

Entrando nel dettaglio dei settori più critici, emergono altre contraddizioni. Nel comparto tessile, ad esempio, domina la percezione di prodotti sempre meno durevoli: il 62,3% li giudica poco o per nulla resistenti. E quando arriva il momento di disfarsene, quasi un cittadino su due (44,4%) non sa come farlo correttamente. Anche qui il problema non è solo culturale, ma pratico: pochi punti di raccolta (33,7%), orari scomodi (26,5%), difficoltà a raggiungerli (26%).

Situazione simile per i rifiuti elettronici. Se è vero che il 71,5% conosce le regole di base, è altrettanto vero che il 76% ignora l’esistenza del ritiro gratuito “uno contro uno” e “uno contro zero”. Un vuoto informativo che rende inefficaci strumenti già previsti dalla legge.

In una realtà come la Valle d’Aosta, queste difficoltà rischiano di pesare ancora di più. La dimensione territoriale, la distribuzione dei servizi e le distanze rendono più complicato accedere a centri di raccolta o servizi di riparazione. Ma proprio qui potrebbe nascondersi anche un’opportunità.

Anche in Valle d’Aosta vediamo cittadini attenti e disponibili a cambiare, ma servono condizioni concrete per farlo davvero: servizi più vicini, incentivi alla riparazione e informazioni chiare”, sottolinea Maria Grazia Vacchina, Segretaria Cittadinanzattiva VdA. “La sostenibilità non può diventare un privilegio per pochi, deve essere una possibilità reale per tutti”.

Ed è forse questa la sintesi più efficace dell’intera consultazione: la volontà c’è, ed è anche diffusa. Ma senza un cambio di passo – economico, normativo e culturale – rischia di restare sospesa, intrappolata tra buone intenzioni e cattive abitudini.

Per approfondire
Consultazione completa: https://www.cittadinanzattiva.it
Campagna “Vita da Generazione SpreK.O”: https://www.cittadinanzattiva.it/progetti/consumatori

pi.mi.

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