Aosta Capitale - 27 aprile 2026, 13:32

Aosta capitale dei divieti inutili

Cartelli e ordinanze non mancano, ma in città domina il caos. Tra parcheggi selvaggi, accessi ignorati, marciapiedi occupati e limiti di velocità disattesi, Aosta appare come una città dove le regole esistono solo sulla carta e i controlli quasi non si vedono

Auto  indivieto di accesso che bloccani passaggi privati

Auto indivieto di accesso che bloccani passaggi privati

Aosta è diventata, ormai senza nemmeno accorgersene, la capitale dei divieti inutili. Cartelli, ordinanze, limitazioni: sulla carta c’è tutto. In strada, invece, c’è il vuoto. O meglio, c’è il contrario delle regole. Una città dove la norma esiste solo per chi decide di rispettarla, mentre per tutti gli altri vale una sola legge: fare quello che si vuole, tanto i controlli non si vedono.

Il risultato è sotto gli occhi di chiunque attraversi la città anche solo per pochi minuti. Automobilisti che entrano nei varchi vietati senza alcuna esitazione, zone teoricamente riservate ai residenti trasformate in parcheggi liberi, garage e passi carrabili bloccati con una disinvoltura impressionante. E poi i passaggi pedonali: da attraversamenti protetti a parcheggi improvvisati.

La domanda è sempre la stessa: chi controlla? E la risposta, nei fatti, è che controlla poco o niente.

Unica eccezione evidente è il sistema delle zone blu, dove i controlli funzionano e le regole vengono applicate con continuità. Lì il sistema regge, anche grazie alla gestione dell’Azienda Pubblici Servizi – APS, e alla linea rigorosa portata avanti da Matteo Fratini. Nessuna deroga, nessuna ambiguità: chi sgarra paga.

Ed è proprio questo il paradosso: la città dimostra che quando si vuole, le regole si fanno rispettare. Ma solo in alcuni ambiti. Il resto è lasciato a sé stesso.

Foto repertorio

Il parcheggio selvaggio è diventato uno “sport” diffuso. Non per bravura degli automobilisti, ma per totale assenza di conseguenze. Se il controllo manca, la regola perde senso. E così si normalizza l’abuso: chi rispetta le norme diventa un ingenuo, chi le viola diventa il più furbo.

Il problema si allarga anche ai pedoni. Dehors che occupano porzioni sempre più estese di suolo pubblico, tavoli e sedie che invadono marciapiedi e restringono il passaggio, in alcuni casi rendendo difficoltoso anche il semplice transito. In certe zone della città, a determinate ore, camminare significa zigzagare tra ostacoli, come se lo spazio pubblico fosse diventato proprietà privata.

E allora viene da chiedersi: a cosa servono i divieti, se poi nessuno li fa rispettare? A chi giova questa sovrabbondanza normativa che non trova applicazione concreta?

Perché il problema non è la mancanza di regole. È la mancanza di presenza.

E poi ci sono le Zone 30 km/h, introdotte ai tempi dell’allora sindaco Fulvio Centoz. Sulla carta esistono ancora: cartelli, segnaletica verticale e orizzontale. Ma nella realtà quotidiana sono spesso ignorate. Auto e moto circolano a velocità ben superiori ai limiti previsti, in alcuni casi con andature da strada extraurbana. Non è un’eccezione, è la normalità.

A questo punto il dubbio è legittimo: queste zone sono ancora attive o sono rimaste solo come traccia formale di un progetto mai realmente applicato?

E non è solo una questione di percezione. Sarebbe utile – e soprattutto trasparente – che il Comando della Polizia Locale diffondesse periodicamente un bilancio delle contravvenzioni elevate: per accessi vietati, parcheggi irregolari, occupazioni abusive e violazioni dei limiti di velocità. Numeri chiari, pubblici, verificabili. Per capire se il problema è solo sensazione diffusa o una realtà strutturale.

Perché senza dati, senza controlli e senza sanzioni, il messaggio è uno solo: tutto è permesso.

Aosta non ha bisogno di nuovi divieti. Ne ha già abbastanza. Ha bisogno di far rispettare quelli che già esistono. E finché questo non accadrà, continuerà a essere una città piena di regole… ma con una sorprendente e costante assenza di rispetto delle regole stesse.

pi.mi.

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