FEDE E RELIGIONI - 23 aprile 2026, 08:00

Papa Leone XIV: “C’è bisogno di cristiani che prendano in mano il destino della Guinea Equatoriale"

Il Papa apre la giornata nella Guinea Equatoriale celebrando la Messa a Mongomo

Papa Leone XIV: “C’è bisogno di cristiani che prendano in mano il destino della Guinea Equatoriale"

Di Marco Mancini - ACI Stampa

Il secondo giorno del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Guinea Equatoriale si apre con la celebrazione della Messa nella Basilica dell’Immacolata Concezione, a Mongomo. La Madonna Immacolata è Patrona della Guinea Equatoriale.

La Basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo è il più grande edificio religioso dell’Africa centrale e la seconda Basilica più grande di tutta l’Africa, dopo la Basilica di Nostra Signora della Pace a Yamoussoukro, in Costa d’Avorio.

La costruzione della Basilica dell’Immacolata Concezione è iniziata nel 2006, ed è stata consacrata il 7 dicembre 2011 dal Cardinale Francis Arinze, nativo della vicina Nigeria, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

La diocesi di Mongomo si trova nella parte sud-orientale della Guinea Equatoriale continentale ed il suo territorio è suddiviso in una dozzina di parrocchie. La diocesi è stata eretta il 1º aprile 2017 da Papa Francesco, ricavandone il territorio dalla diocesi di Ebebiyín ed è suffraganea dell’Arcidiocesi di Malabo.

L’emozione e l’affetto per il Papa sono palpabili. “Provo una grande gioia per l'arrivo del Santo Padre nel nostro Paese, la Guinea Equatoriale, ma soprattutto nella nostra città, Mongomo. Qui abbiamo la Basilica, ed è una grande emozione”, ha detto Emmanuel, un giovane di Mongomo giunto per partecipare alla Messa. “Sono qui con i miei concittadini, in attesa dell'arrivo di Papa. E sono molto emozionato per oggi”, ha aggiunto Pedro Ngema, all’esterno della Basilica .

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Prima di celebrare la Messa, Papa Leone ha salutato un gruppo di bambini e insieme hanno lanciato verso il cielo dei palloncini legati tra loro a forma di Rosario. Poi la benedizione della prima pietra destinata alla costruzione della Cattedrale di Ciudad de La Paz. “Apprezzo la vostra presenza. È meraviglioso - ha detto il Papa parlando a braccio - essere qui uniti per lodare il Signore. E ora, in questo momento, chiediamo la benedizione su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie. Lo faremo durante la celebrazione della Santa Messa, ma in questo momento desideriamo chiedere la benedizione del Signore su questa prima pietra portata qui, che servirà per iniziare la costruzione della futura cattedrale di Ciudad de La Paz. Vogliamo rinnovare la nostra fede. Vogliamo rinnovare il nostro impegno a seguire fedelmente Gesù Cristo nella sua Chiesa, nella Chiesa Cattolica. Essere uniti, sempre nella Chiesa Cattolica, e quindi chiediamo la benedizione del Signore. Effondi, Signore, la tua benedizione su tutto il tuo popolo. Oggi, su questa pietra è stato posto un legno speciale, che rappresenta la forza della fede, la forza che ci unisce, la forza che ci rende fratelli e sorelle, figli e figlie dell'Unico. Che Dio ci benedica in questo giorno, che benedica questa pietra e che ci aiuti a rimanere sempre uniti nell'amore del Signore. Egli ci ha creati, ci ha resi suoi figli, è sempre con noi”.

“L’Eucaristia - ha esordito Papa Leone nell’omelia - racchiude davvero tutto il bene spirituale della Chiesa: è Cristo nostra Pasqua che si dona a noi, è il Pane vivo che ci sazia, è la presenza che ci rivela l’amore infinito di Dio per tutta la famiglia umana e il suo venire incontro a ogni donna e ogni uomo anche oggi”.

Sono contento - ha aggiunto - di poter celebrare insieme a voi, ringraziando il Signore per i 170 anni di evangelizzazione della Guinea Equatoriale. Si tratta di un’occasione propizia per fare memoria di tutto il bene che il Signore ha operato e, allo stesso tempo, desidero esprimere la mia gratitudine ai tanti missionari, missionarie, sacerdoti diocesani, catechisti e fedeli laici che hanno speso la loro vita al servizio del Vangelo”.

I missionari - ha ricordato il Papa - “con la loro testimonianza di vita, hanno collaborato all’avvento del Regno di Dio, senza temere di soffrire per la loro fedeltà a Cristo. È una storia che non potete dimenticare, che da una parte vi lega alla Chiesa apostolica e universale che vi precede e, dall’altra, vi ha accompagnati nel diventare voi stessi i protagonisti dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza di fede”.

Oggi - ha esortato Leone XIV - “siete chiamati a continuare oggi sulla strada tracciata dai missionari, dai pastori e dai laici che vi hanno preceduto. A tutti e a ciascuno è richiesto un impegno personale che coinvolge la vita totalmente, perché la fede, celebrata in modo così festoso nelle vostre comunità e nelle vostre liturgie, nutra le vostre attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la promozione del bene di tutti. Questo impegno richiede perseveranza, costa fatica, talvolta sacrificio, ma è il segno che siamo davvero la Chiesa di Cristo”.

“Anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali che viviamo sono favorevoli - ha detto ancora il Papa - possiamo confidare nell’opera del Signore, che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità. Con questa fiducia, radicata più nella forza del suo amore che nei nostri meriti, siamo chiamati a restare fedeli al Vangelo, ad annunciarlo, a viverlo in pienezza e a testimoniarlo con gioia. Dio non ci farà mancare i segni della sua presenza”.

Ricordando il motto scelto per questo viaggio apostolico - «Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza» - il Papa ha rilevato che oggi  “la fame più grande è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità. E non si tratta di un futuro ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire. Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona”.

Da qui ecco l’invito a tutti i battezzati affinchè si “sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità. Si tratta di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti”.

L’auspicio finale di Leone XIV  è che la Guinea Equatoriale possa “diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le inique disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati. Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti. C’è bisogno di cristiani che prendano in mano il destino della Guinea Equatoriale”.

Prima della conclusione della celebrazione eucaristica il Vescovo di Mongomo ha salutato Papa Leone XIV. “La Chiesa cattolica che pellegrina in Guinea Equatoriale - ha detto Monsignor Juan Domingo-Beka Esono Ayang - ha accompagnato questo popolo con empatia e lealtà in ogni momento della sua storia, dall’epoca coloniale fino ai giorni nostri. La missione della Chiesa in queste terre non si è limitata a dare origine e diffondere l’evangelizzazione in Guinea Equatoriale, ma ha anche lavorato intensamente e costantemente alla sua formazione culturale, morale e spirituale, attraverso la creazione di scuole, l’assistenza sanitaria ai malati e l’aiuto caritativo ai più bisognosi. Possiamo dire che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro popolo, soprattutto dei poveri e di quanti soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della Chiesa di Cristo che cammina in Guinea Equatoriale. Con la sua presenza tra noi, desideriamo rinnovare la nostra comunione e il nostro impegno evangelizzatore con il Successore di san Pietro e Vescovo di Roma, quale principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa”.

Al termine della Messa il Papa si trasferisce a piedi alla vicina Escuela Tecnologica Papa Francisco per una breve visita al centro di formazione che porta il nome del suo immediato predecessore. Nel pomeriggio, gli appuntamenti del Papa saranno nella città di Bata.

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