FEDE E RELIGIONI - 22 aprile 2026, 08:00

Leone XIV arrivato in Guinea Equatoriale, in volo il ricordo di Papa Francesco

Dopo circa due ore e mezza di volo da Luanda, Leone XIV atterra in Guinea Equatoriale. Il ricordo del predecessore, il bilancio del viaggio in Angola

Leone XIV arrivato in Guinea Equatoriale, in volo il ricordo di Papa Francesco

Certe eredità non si misurano in documenti o riforme, ma nel modo in cui continuano a vivere nelle parole di chi viene dopo. È in questa scia, quasi come una luce che non si spegne ma cambia mano, che si colloca il ricordo di Papa Francesco tracciato da Leone XIV nel giorno del primo anniversario della sua morte.

Parlando con i giornalisti durante il volo dall’Angola alla Guinea Equatoriale, il Pontefice ha trasformato una breve conferenza stampa in un momento di memoria intensa, scandito da parole semplici ma dense. “Innanzitutto vorrei ricordare… Papa Francesco, che ha lasciato e donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti”, ha detto, riportando al centro non tanto il magistero formale quanto la concretezza di una presenza. Una presenza fatta di prossimità, “ai più poveri, ai più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”.

Il ritratto che emerge è quello di un pontificato vissuto come un cammino tra le fragilità del mondo, quasi una geografia umana tracciata non sulle mappe ma nelle ferite. Leone XIV insiste su questo punto, sottolineando come Francesco abbia lasciato “tanto alla Chiesa con la sua testimonianza”, come se il suo lascito fosse prima di tutto un esempio da incarnare, più che un’eredità da amministrare.

Non manca poi il riferimento a uno dei pilastri del suo messaggio: “la fratellanza universale”, definita come uno sforzo costante per “promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e per tutte le donne”. Parole che evocano una Chiesa chiamata a farsi ponte, più che confine, in un mondo spesso diviso. “Essere fratelli e sorelle”, ha ribadito il Papa, significa vivere il Vangelo non come teoria, ma come relazione concreta.

Altro asse portante del ricordo è la misericordia, richiamata fin dai primi momenti del pontificato di Francesco. Leone XIV rievoca “quella prima volta all’Angelus” e la celebrazione del 17 marzo 2013, quando il suo predecessore parlò della donna adultera, mettendo al centro “il cuore della misericordia di Dio”. Un messaggio che, secondo il Papa, ha attraversato tutto il pontificato fino al Giubileo straordinario, diventando quasi la cifra spirituale di quegli anni. “Un grande amore, perdono e generosa espressione di misericordia”, lo definisce, concludendo con una preghiera: “che lui già stia godendo della misericordia del Signore”.

Archiviato il momento più emotivo, la conversazione si sposta su temi di attualità, a partire dalla realtà della Chiesa in Angola. Qui il Papa adotta un tono pragmatico, parlando di collaborazione tra istituzioni: “lavoriamo tutti insieme per il bene del popolo, ma da punti diversi”. Sanità ed educazione diventano i terreni concreti su cui costruire questa sinergia, con un richiamo esplicito alla necessità di migliorare i servizi e rafforzare l’impegno pubblico. La Chiesa, sottolinea, ha un ruolo preciso: “riconoscere i diritti di tutti e aiutare a promuovere i diritti universali”, non solo con le parole ma con una presenza attiva.

I giornalisti incalzano anche su temi più interni, come la possibile creazione di nuovi cardinali. La risposta è prudente: “non è deciso ancora”, ma uno spiraglio si apre per il futuro africano, Angola compresa. Lo stesso approccio vale per la creazione di nuove diocesi, legata alla crescita della Chiesa locale. Una crescita che Leone XIV legge come opportunità ma anche come responsabilità: evangelizzare, sì, ma “non per proselitismo”, bensì per “attrazione”, riprendendo una delle intuizioni più forti di Francesco.

Intanto, il viaggio prosegue. Con l’arrivo in Guinea Equatoriale si apre l’ultima tappa di un itinerario africano che ha toccato anche Algeria, Camerun e Angola. Il programma è fitto: incontri istituzionali, tappe simboliche, visite a luoghi di sofferenza e speranza. Dal palazzo presidenziale al campus universitario a lui intitolato, fino all’ospedale psichiatrico e agli incontri con vescovi, giovani e famiglie.

Il percorso si concluderà il 23 aprile con la Messa finale prima del rientro a Roma. Ma, al di là dell’agenda, resta l’impressione di un viaggio che tiene insieme memoria e presente, come due binari che scorrono paralleli.

E in mezzo, quasi come una bussola, il ricordo di Francesco. Non nostalgia, ma direzione.

red

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