CALENDARIO DEGLI IMPEGNI DI MONS. VESCOVO NEL MESE DI APRILE
20 lun Ritiro di Pasqua per presbiteri e diaconi – Saint-Oyen / Monastero Regina Pacis e Château-Verdun
23 gio Riunione Segreteria C.P.D. – Aosta / Curia vescovile – ore 18.45
26 dom 63ª Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni
27 lun Riunione Consiglio O.P.M. – Aosta / Refuge Père Laurent – ore 18.00
La Chiesa celebra Beato Gerardo di Salles Sacerdote
La sua vita di sacerdote e anacoreta, si dipana come un affresco della religiosità del XII secolo, intrecciando la sua vocazione eremitica con la fondazione di comunità di canonici regolari. Nato in Aquitania intorno al 1040 da nobile famiglia, Gerardo ricevette un'educazione raffinata, coltivando sin da giovane una profonda inclinazione per la pietà. All'età di vent'anni entrò nella comunità di canonici regolari di Saint-Ruf ad Avignone, dove si distinse per la rigorosa osservanza della regola, l'umiltà e lo zelo apostolico. Tuttavia, l'anelito per una vita ancora più austera lo spinse a ritirarsi in eremitaggio a La Lande, dove la sua fama di santità attirò numerosi discepoli. Intorno a questi ultimi, Gerardo fondò diverse case di canonici regolari, tra cui Fontevrault, Châtellerault e Grandmont, diffondendo un modello di vita basato sulla povertà, la penitenza e la contemplazione. La sua morte, avvenuta il 20 aprile 1120 nel monastero di Châteliers, sancì la sua fama di santità, culminata nella canonizzazione nel 1177 da parte di papa Alessandro III.
Il sole sorge alle ore 6,38 e tramonta alle ore 20,22
“La guerra non è mai una soluzione: è la resa dell’uomo alla propria incapacità di riconoscere nell’altro un fratello » (Papa Leone XIV)
È una frase semplice ma piuttosto tagliente. Il punto centrale non è solo la condanna della guerra in sé, ma l’idea che il conflitto nasca da un fallimento umano prima ancora che politico: l’incapacità di vedere l’altro come pari. E’ una frase efficace perché sposta la responsabilità. Non dà colpa solo ai “grandi della terra”, ma chiama in causa tutti, anche a livello culturale e quotidiano. E questo, oggi, è forse ancora più scomodo della denuncia della guerra stessa.





