Porta la data di ieri, 16 aprile 2026, la sentenza con cui il Giudice del lavoro di Aosta, dott. Luca Fadda, ha accolto un nuovo ricorso a tutela dei docenti precari, patrocinato dalla CISL Scuola VdA e depositato dalle legali Veronica Contoz e Nadine Cunéaz.
Oggetto del giudizio era il ben noto tema dell’abuso del precariato nel mondo scolastico, questa volta commesso in danno di una docente di religione cattolica.
Malgrado le indubbie particolarità di questa disciplina, come riconosciuto dalla Corte di Cassazione, anche i docenti IRC devono necessariamente ricevere tutela a fronte dell’illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato di cui sono vittime. Ragion per cui il Tribunale di Aosta ha disposto, in favore della docente, un risarcimento di oltre 10.000 euro.
È doveroso precisare che già la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, emessa dalla Suprema Corte di Cassazione (a seguito del contenzioso promosso da un iscritto CISL Scuola), stabilisce che il concorso attuato con DM n. 9/2024 e l’eventuale immissione in ruolo non comportano il venir meno del diritto al risarcimento del danno spettante ai docenti IRC per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato superiore ai 36 mesi di servizio.
Ne deriva, quindi, che i docenti neoassunti in ruolo (con ultimo contratto a tempo determinato al 31 agosto 2025), e che abbiano in precedenza sottoscritto contratti a tempo determinato per un periodo superiore a 36 mesi, mantengono il diritto al risarcimento del danno per reiterazione di contratti a termine.
“Quella che vivono i docenti di religione cattolica è senz’altro una condizione estremamente peculiare, dipendendo da intese tra lo Stato e la Conferenza Episcopale Italiana” – commenta Alessia Démé, segretaria generale CISL Scuola Valle d’Aosta – “riteniamo però che di tale complessità non debbano fare le spese i lavoratori della scuola, i quali, spesso, rimangono precari troppo a lungo. Basti pensare che, prima del 2024, l’ultimo concorso per l’assunzione relativo ai docenti di religione era stato bandito nel lontano 2004. Ecco perché rimaniamo a disposizione di quanti intendano ottenere la giusta tutela dei propri diritti”.





