Chez Nous - 17 aprile 2026, 08:00

Combien ça nous coûte

Quanto ci costa

Combien ça nous coûte

Il tabacco è una tassa invisibile che lo Stato incassa due volte: prima alla cassa del tabaccaio, poi negli ospedali. E la domanda vera è tutta qui: quanto ci costa davvero, come collettività, questa dipendenza legalizzata?

Da una parte c’è lo Stato che incassa e festeggia. Le previsioni parlano chiaro: l’aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un gettito aggiuntivo di circa 1,47 miliardi di euro nel triennio, così ripartiti: 213 milioni nel 2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028. A questo si sommano i numeri “storici”: circa 15 miliardi di euro l’anno che entrano stabilmente nelle casse pubbliche grazie alla tassazione sul tabacco. Un fiume di denaro che però ha una direzione precisa: entra da una parte ed esce dall’altra sotto forma di malattie, cure, ricoveri, terapie lunghe e spesso croniche.

Ed è qui che il conto si fa scomodo. Perché mentre si contabilizzano gli incassi, nessuno presenta con la stessa chiarezza il conto del Servizio sanitario nazionale. Quanto spendiamo per curare patologie cardiovascolari, tumori, insufficienze respiratorie, tutte direttamente o indirettamente legate al fumo? Miliardi ogni anno. Miliardi che si sciolgono tra reparti ospedalieri, farmaci, assistenza domiciliare, invalidità. È come se lo Stato tenesse in una mano il portafoglio e nell’altra una spugna che si impregna senza mai strizzarsi davvero.

Allora la provocazione è inevitabile, anche se scomoda: il fumo non è solo una scelta individuale, è un debito che si spalma su tutti. E a questo punto la domanda politica diventa radicale: ha ancora senso considerarlo un consumo “libero” o siamo davanti a una dipendenza che andrebbe trattata come tale, fino in fondo, anche con misure drastiche? In altre parole: se il sistema sanitario paga il conto, perché non dovrebbe essere almeno in parte chi consuma a coprirlo in modo diretto e integrale?

In un’altra parte del giornale, Bruno Albertinella mette giustamente l’accento sull’aumento delle sigarette e sulle sue conseguenze economiche. Qui il punto è lo stesso, ma visto da un’altra angolazione: non solo quanto costano le sigarette, ma quanto ci costano le conseguenze delle sigarette. E forse la vera domanda, alla fine, non è quanto si paga un pacchetto. È quanto si paga, ogni anno, per continuare a far finta che quel gesto non abbia un prezzo collettivo.

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Quanto ci costa

Le tabac, c’est une taxe invisible. Un impôt déguisé. Et surtout un drôle de système à deux tiroirs : on encaisse à la caisse du bureau de tabac, puis on rembourse — cash — dans les hôpitaux. Jackpot d’un côté, facture de l’autre.

Alors on peut poser la question sans trembler des genoux : ça nous coûte combien, vraiment, cette dépendance autorisée ?

Côté recettes, l’État sourit. Les chiffres sont propres, nets, presque rassurants : la hausse des prix du tabac devrait rapporter environ 1,47 milliard d’euros sur trois ans, avec 213 millions en 2026, 465,8 millions en 2027 et 796,9 millions en 2028. Et au total, la fiscalité du tabac, c’est près de 15 milliards d’euros par an qui tombent dans les caisses publiques. Une pluie d’argent. Sauf qu’elle arrose aussi les maladies.

Parce qu’en face, il y a l’autre colonne du bilan. Celle qu’on préfère écrire en tout petit. Combien coûte au système de santé la prise en charge des cancers, des maladies cardiovasculaires, des insuffisances respiratoires liées au tabac ? Des milliards. Tous les ans. Disparus dans les scanners, les traitements lourds, les hospitalisations, les arrêts de travail, les invalidités. Le tabac encaisse d’un côté et saigne de l’autre.

C’est un peu comme si l’État tenait un tiroir-caisse et une serpillière en même temps. Il compte les billets d’une main et essuie les dégâts de l’autre. Et au milieu, un produit légal qui fabrique sa propre facture.

Alors la question dérange, mais elle s’impose : le tabac doit-il encore être considéré comme un “choix individuel” ou comme une dépendance structurelle qui finit par être payée par tous ?

Et si on poussait le raisonnement jusqu’au bout, sans politesse excessive : pourquoi la collectivité devrait-elle financer intégralement les conséquences d’un produit dont les dégâts sont connus, documentés, et massifs ?

Dans une autre partie du journal, Bruno Albertinella insiste sur la hausse du prix des cigarettes et ses effets économiques. Ici, on regarde l’autre face du miroir : pas le prix du paquet, mais celui de la facture finale. Celle qui arrive toujours, et qu’on ne présente jamais au comptoir.

piero.minuzzo@gmail.com

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