CALENDARIO DEGLI IMPEGNI DI MONS. VESCOVO NEL MESE DI APRILE
17 ven Servizio Catechesi e Pastorale giovanile – Incontro di verifica e programmazione Aosta / Oratorio del Centro
18 sab Week-end di spiritualità per operatori di pastorale familiare – Verbania “Democrazia. Il coraggio della partecipazione” – Torino / Sermig
19 dom 102ª Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore (colletta obbligatoria)
20 lun Ritiro di Pasqua per presbiteri e diaconi – Saint-Oyen / Monastero Regina Pacis e Château-Verdun
23 gio Riunione Segreteria C.P.D. – Aosta / Curia vescovile – ore 18.45
26 dom 63ª Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni
27 lun Riunione Consiglio O.P.M. – Aosta / Refuge Père Laurent – ore 18.00
La Chiesa celebra Beato Rodolfo di Berna Martire
La tragica vicenda di Rodolfo di Berna, un fanciullo cristiano ucciso nel 1294 da alcuni membri della comunità ebraica in una macabra parodia della Passione di Cristo, ha acceso un acceso dibattito storico e religioso che dura ancora oggi. La sua morte, seppur avvolta nel mistero e non priva di dubbi sulla sua veridicità, ha avuto un impatto significativo sulla città di Berna, trasformandolo in un martire venerato e poi dimenticato. La sua sepoltura nella chiesa madre, la costruzione di un altare a lui dedicato e la successiva distruzione delle sue reliquie durante la Riforma calvinista raccontano una storia di devozione popolare, di accesa polemica religiosa e di memoria incerta. Ancora oggi, la figura di Rodolfo rimane enigmatica, un simbolo controverso di un'epoca di tensioni e pregiudizi.
Il sole sorge alle ore 6,50 e tramonta alle ore 20,13
“La guerra non è mai una soluzione: è la resa dell’uomo alla propria incapacità di riconoscere nell’altro un fratello » (Papa Leone XIV)
È una frase semplice ma piuttosto tagliente. Il punto centrale non è solo la condanna della guerra in sé, ma l’idea che il conflitto nasca da un fallimento umano prima ancora che politico: l’incapacità di vedere l’altro come pari. E’ una frase efficace perché sposta la responsabilità. Non dà colpa solo ai “grandi della terra”, ma chiama in causa tutti, anche a livello culturale e quotidiano. E questo, oggi, è forse ancora più scomodo della denuncia della guerra stessa.





