C’è una differenza sostanziale tra un cantiere necessario e un territorio messo in difficoltà. E la vicenda delle gallerie di Sorreley rischia di collocarsi esattamente su questa linea sottile, dove la sicurezza e l’ammodernamento delle infrastrutture si scontrano con la tenuta quotidiana di una città.
L’incontro tra SAV e Comune di Aosta, appena concluso, ha acceso più di una spia. Sul tavolo, la proposta di interventi di ammodernamento impiantistico della galleria “Côte de Sorreley”, un’operazione che, se tradotta in una chiusura totale o prolungata, rischia di avere conseguenze pesantissime sulla viabilità e sulla qualità della vita.
Il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, non usa mezzi termini e mette subito in chiaro la posizione dell’amministrazione: «SAV ha illustrato le diverse soluzioni tecniche al progetto, ma ho rappresentato con fermezza l’estrema criticità di una eventuale chiusura della galleria». Una presa di posizione netta, che non lascia spazio a interpretazioni.
Il punto, del resto, è semplice quanto allarmante. «C’è una forte preoccupazione per le ricadute dirette sulla città di Aosta e sui Comuni limitrofi» prosegue il sindaco. E qui i numeri iniziano a pesare: «Si rischia di subire un rilevante aggravio del traffico, stimato in oltre un milione di transiti aggiuntivi». Un dato che, tradotto nella quotidianità, significa code, rallentamenti, tempi di percorrenza dilatati e – soprattutto – una città più congestionata.
Non è solo una questione di mobilità. È una questione di vivibilità. «Conseguenti ingorghi diffusi e pesanti ripercussioni sulla vivibilità urbana» sottolinea ancora Rocco, mettendo l’accento su un aspetto spesso sottovalutato: l’impatto diretto sulla vita dei cittadini, sulla qualità dell’aria, sui ritmi quotidiani.
Di fronte a questo scenario, il Comune non si limita alla denuncia. Prova, almeno, a spostare il baricentro della discussione. «Ho chiesto con decisione di individuare ogni possibile soluzione tecnica che consenta di mantenere la transitabilità della galleria» afferma il sindaco. Una richiesta che va nella direzione di evitare soluzioni drastiche e di esplorare alternative meno impattanti.
Il messaggio è chiaro: i lavori si fanno, ma non a qualsiasi costo. E soprattutto non scaricando tutto il peso su Aosta e sull’area circostante.
Da qui la richiesta, immediata, di un coinvolgimento più ampio. «Chiederemo immediatamente alla Regione l’attivazione di un tavolo tecnico dedicato» annuncia Rocco. Un passaggio fondamentale, perché la questione non è più solo tecnica ma diventa inevitabilmente politica e territoriale. «L’obiettivo è verificare ulteriori soluzioni alternative e valutare in modo coordinato ogni opzione utile a ridurre gli effetti sul territorio».
In altre parole, evitare decisioni calate dall’alto e costruire un percorso condiviso. Un’esigenza che, in Valle d’Aosta, assume un valore ancora più forte, vista la fragilità del sistema viario e la centralità di alcuni nodi infrastrutturali.
La partita, però, è tutt’altro che chiusa. L’amministrazione comunale fa sapere che «seguirà con la massima attenzione i prossimi sviluppi», ribadendo la necessità di individuare soluzioni tecniche sostenibili. Una formula prudente, ma che lascia intuire quanto il dossier sia destinato a rimanere caldo nelle prossime settimane.
Perché qui non si tratta solo di una galleria. Si tratta di capire come si gestiscono le infrastrutture in un territorio complesso, dove ogni scelta ha effetti a catena.
E allora la vera domanda diventa un’altra: è possibile conciliare sicurezza, modernizzazione e vivibilità? Oppure, ancora una volta, si finirà per scegliere la soluzione più semplice dal punto di vista tecnico e più pesante per chi vive il territorio?
Aosta, questa volta, ha deciso di alzare la voce. E difficilmente farà un passo indietro.





