CRONACA - 14 aprile 2026, 20:17

Un primario valdostano tra i big mondiali: Luca Ventre invitato a Tokyo

Il direttore dell’Oculistica del Beauregard protagonista in Giappone alla 29ª edizione dell’Advanced Vitreous Surgery Course: un riconoscimento internazionale che premia l’eccellenza sanitaria valdostana e accende i riflettori su tecnologie e competenze del reparto di Aosta

Luca Ventre e la sua equipe

Luca Ventre e la sua equipe

C’è un pezzo di Valle d’Aosta che vola fino a Tokyo, e non è una cartolina turistica ma un concentrato di competenze, tecnologia e chirurgia d’eccellenza. Il dottor Luca Ventre, direttore della Struttura Complessa di Oculistica dell’Ospedale regionale “Beauregard” di Aosta, è stato infatti invitato a intervenire tra i massimi esperti mondiali di chirurgia vitreoretinica in occasione della 29ª edizione dell’Advanced Vitreous Surgery Course (AVSC), in programma il 7 e 8 novembre 2026 all’Otemachi Mitsui Hall di Tokyo.

Un invito che, nel mondo medico, pesa come una certificazione di altissimo livello. L’AVSC non è un congresso qualsiasi: è uno degli appuntamenti più autorevoli a livello internazionale nel campo della chirurgia vitreoretinica, nonché il più longevo in Giappone, con una storia che affonda le radici nel 1975. Un contesto in cui siedono – e si confrontano – i migliori specialisti del pianeta.

E in mezzo a loro ci sarà anche Aosta.

Nel corso del congresso, Ventre porterà l’esperienza maturata al Beauregard nella gestione dei casi complessi di distacco della retina, illustrando approcci e soluzioni sviluppati grazie all’impiego di tecnologie all’avanguardia. Non teoria astratta, dunque, ma pratica clinica concreta, quella che ogni giorno si traduce in interventi chirurgici e percorsi di cura per i pazienti valdostani.

Il valore dell’invito va ben oltre il singolo professionista. È il riconoscimento di un lavoro di squadra. Lo sottolinea il direttore sanitario dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, Mauro Occhi:
«Un medico valdostano a rappresentare ed esporre in Giappone i risultati del lavoro del team che opera al Beauregard – oculisti, ortottisti, infermieri strumentisti di sala operatoria – rappresenta un evento che promuove e riconosce un approccio tecnologico e professionale di grandissimo rilievo. Si tratta di un risultato da sottolineare e che giustifica il crescente interesse dei giovani neo specializzati che vogliono esercitare in Valle d’Aosta».

Parole che centrano il punto: non è solo una medaglia da appuntare al petto, ma un segnale concreto di attrattività per il sistema sanitario regionale, spesso alle prese con la difficoltà di reclutare nuove leve.

Dal canto suo, Ventre non nasconde emozione e sorpresa:
«L’invito a rappresentare in un circuito internazionale di così grande prestigio i risultati del lavoro della nostra équipe rappresenta per me un risultato insperato e sorprendente. Sono orgoglioso di guidare un gruppo giovane, ambizioso e con prospettive di ulteriore crescita. E non posso che esprimere la mia più sincera riconoscenza nei confronti di un’Azienda sanitaria che consente di lavorare proficuamente e che fa proprie le ambizioni dei professionisti».

Dietro queste parole si intravede un modello che funziona: investimenti in tecnologia, valorizzazione delle competenze, lavoro di squadra. Ingredienti tutt’altro che scontati, soprattutto in contesti territoriali piccoli come quello valdostano, spesso percepiti – a torto – come periferici.

E invece, ancora una volta, la periferia si prende il centro della scena.

L’invito a Tokyo certifica infatti la capacità dell’Azienda USL della Valle d’Aosta di esprimere professionalità e competenze cliniche in grado di competere nei contesti scientifici più prestigiosi a livello globale. Non è retorica istituzionale, ma un dato di fatto: quando un primario valdostano viene chiamato a confrontarsi con i migliori specialisti del mondo, significa che il livello raggiunto è già, di fatto, internazionale.

In un momento in cui la sanità pubblica è spesso raccontata solo attraverso criticità e liste d’attesa, storie come questa riportano equilibrio nel dibattito. Senza nascondere i problemi, ma ricordando che esistono anche eccellenze capaci di farsi largo ben oltre i confini regionali.

E'  proprio da qui che bisognerebbe ripartire: valorizzare ciò che funziona davvero, senza complessi di inferiorità. Perché se Aosta arriva a Tokyo non è per caso. È perché qualcuno, in corsia e in sala operatoria, ha già dimostrato di saper stare al passo con il mondo.

je.fe.

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