C’è un’immagine che racconta meglio di altre la Valle d’Aosta: filari aggrappati alla montagna, mani che lavorano la terra in condizioni estreme, e una qualità che nasce proprio da quella fatica. È da qui che bisogna partire per capire il senso della presenza valdostana al Vinitaly 2026.
Una presenza tutt’altro che simbolica. La Valle si è presentata a Verona con la consapevolezza di avere qualcosa di unico da dire — e da far degustare — nel panorama vitivinicolo internazionale.
Nel Padiglione 10, fino al 15 aprile, lo stand dell’Assessorato all’Agricoltura e Risorse naturali non è solo una vetrina, ma uno spazio di racconto. Racconto di un territorio che ha fatto della viticoltura non una scelta facile, ma una vocazione.
Il momento più significativo è arrivato nella giornata inaugurale, quando l’assessore Speranza Girod ha consegnato il Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivinicoltura a Nicolas Bovard.
Un riconoscimento tutt’altro che formale. Bovard, giovane presidente della Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle e, dal 2025, alla guida del Consorzio Vini Valle d’Aosta, incarna una nuova generazione capace di tenere insieme radici e visione.
La motivazione del premio è chiara: visione strategica, legame con il territorio e capacità di innovare senza tradire l’identità. Non è poco, soprattutto in un contesto come quello valdostano, dove fare viticoltura significa misurarsi ogni giorno con limiti strutturali e ambientali.
Eppure è proprio da questi limiti che nasce il valore.
Il Prié Blanc, vitigno simbolo della Cave Mont Blanc, coltivato ancora a piede franco, è la dimostrazione concreta di una viticoltura che resiste alle logiche dell’omologazione. Una viticoltura che non può competere sui numeri, ma che vince sulla qualità e sull’unicità.
Non solo. Il progetto realizzato insieme alle Funivie Skyway Monte Bianco, con uno spazio dedicato alla promozione della viticoltura a 2.173 metri di quota, rappresenta un’idea precisa di sviluppo: integrare agricoltura, turismo e montagna senza snaturare il territorio.
È qui che il riconoscimento a Bovard assume un significato più ampio.
Non premia soltanto un imprenditore, ma un modello. Un modo di stare sul mercato senza perdere identità, un modo di fare impresa che tiene insieme sostenibilità, comunità e visione.
Lo ha sottolineato con forza l’assessore Girod: «con questo riconoscimento abbiamo celebrato non solo il percorso di un imprenditore per la sua visione moderna, ma anche il valore di un’intera comunità che, con impegno e passione, mantiene viva una tradizione vitivinicola unica».
E ancora: «mi ha fatto particolarmente piacere premiare un giovane e, attraverso di lui, riconoscere l’impegno delle nuove generazioni che, anche grazie al sostegno delle famiglie, contribuiscono a dare nuova vitalità alla viticoltura valdostana».
Parole che centrano un punto decisivo: senza ricambio generazionale, la viticoltura di montagna non ha futuro.
Ma la Valle d’Aosta sembra aver imboccato una strada diversa. Una strada fatta di qualità, di progettualità e di capacità di fare sistema. Il ruolo delle cantine cooperative e del Consorzio Vini Valle d’Aosta, richiamato dalla stessa Girod, va esattamente in questa direzione: costruire una filiera coesa, capace di promuoversi e di stare sul mercato.
Vinitaly, in questo senso, diventa molto più di una fiera. È un banco di prova.
La presentazione del Mondial des Vins Extrêmes 2026, a cura del CERVIM, e gli appuntamenti dedicati all’enoturismo e alle eccellenze enogastronomiche raccontano una strategia chiara: fare della viticoltura un motore di sviluppo integrato.
Non solo vino, dunque. Ma territorio, turismo, identità.
E allora il premio a Nicolas Bovard diventa qualcosa di più di una medaglia. Diventa un segnale.
Il segnale che la viticoltura valdostana non è un’eredità da conservare in modo passivo, ma una risorsa viva, capace di reinventarsi senza perdere la propria anima.
In un mondo che tende a uniformare tutto, la Valle d’Aosta continua a scegliere la strada più difficile. Ma anche quella più autentica.
Ed è proprio questa scelta, oggi, a fare la differenza.





