CULTURA - 13 aprile 2026, 08:00

Denise Grey, una stella valdostana da restituire alla memoria: perché intitolare lo Splendor è una scelta culturale e politica

In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa dell’attrice Denise Grey, una proposta riemerge: dare il suo nome al cinema-teatro Splendor di Aosta. Un modo per rendere omaggio a una delle valdostane più celebri del XX secolo, ma anche per ricordare la storia dell’emigrazione e il ruolo della francofonia nella cultura locale

Denise Grey

Denise Grey

A trent’anni dalla sua scomparsa, la figura di Denise Grey torna al centro del dibattito culturale valdostano. La grande attrice, nata a Châtillon nel 1896 e morta a Parigi il 13 gennaio 1996 nel suo centesimo anno di vita, resta una delle personalità artistiche più celebri originarie della Valle d’Aosta.

In un articolo pubblicato su Le Corriere della Valle, settimanale della diocesi di Aosta diretto da Fabrizio Fabre, lo storico Joseph Rivolin ripercorre l’eccezionale percorso di questa attrice che, partita da un villaggio valdostano, riuscì a conquistare i palcoscenici parigini e gli schermi cinematografici. Rivolin ricorda che si tratta «senza alcun dubbio della valdostana più celebre ad essersi esibita a teatro, al cinema e in televisione», una figura emblematica che incarna al tempo stesso il successo artistico e il profondo legame tra la Valle d’Aosta e la francofonia.

Denise Grey, il cui vero nome era Jeanne Marie Laurentine Édouardine Verthuy, nacque il 17 settembre 1896 a Chaméran, frazione di Châtillon. Suo padre, Jacques-Laurent Verthuy, lavorava come custode di immobili e la famiglia era originaria di Chambave, dove questo cognome – derivato dall’omonimo mayen – è ancora oggi tra i più diffusi.

Come molte famiglie valdostane alla fine del XIX secolo, i Verthuy dovettero lasciare la loro terra per cercare un futuro altrove. Joseph Rivolin ricorda infatti che «come tanti altri valdostani, i Verthuy furono costretti a cercare lavoro all’estero e si stabilirono a Parigi», città che accoglieva già una numerosa comunità proveniente dalla Valle.

La giovane Jeanne-Marie iniziò modestamente come apprendista modista, un mestiere allora molto diffuso nella capitale della moda. Ma il destino cambiò direzione quando incontrò, nello stabile dove abitavano i suoi genitori, la moglie di un impresario che le rivolse una frase divenuta quasi leggendaria: «Sei carina, dovresti fare cinema». Incoraggiata da queste parole, la giovane si presentò ai provini e riuscì a entrare nel nascente mondo del cinema.

La sua carriera iniziò nel 1913 con il cortometraggio Mademoiselle Etchiko di André Hugon. Ben presto partecipò a diverse produzioni del cinema muto, tra cui En famille di Georges Monca nel 1914, adattamento del celebre romanzo di Hector Malot. Altri film seguirono negli anni successivi, confermando la sua presenza nell’industria cinematografica francese in piena espansione.

Parallelamente, nel 1916 fece il suo debutto a teatro al Théâtre Michel, nella commedia Six hommes, une femme et un singe di Pierre Veber e Yves Mirande. Negli anni Venti si dedicò soprattutto al teatro, recitando in sale prestigiose di Parigi come i teatri delle Nouveautés, dell’Athénée, del Gymnase e del Palais-Royal.

Partecipò anche all’operetta Passionnément, rappresentata nel 1926 al Théâtre de la Michodière, confermando la sua versatilità artistica. In questo periodo, il 13 luglio 1922, ottenne la cittadinanza francese.

Con l’avvento del cinema sonoro negli anni Trenta, Denise Grey tornò sui set e prese parte a diversi film popolari, tra cui Jeunes filles à marier nel 1935, seguito da La Dame de Vittel e Trois artilleurs au pensionnat. La sua carriera proseguì senza interruzioni anche durante la Seconda guerra mondiale.

Nel suo articolo, Joseph Rivolin ricorda il contesto particolare dell’epoca: sotto l’occupazione tedesca venne creato un organismo di controllo per sorvegliare l’industria cinematografica francese, mentre Joseph Goebbels dichiarava di voler orientare la produzione verso opere leggere, affermando: «Ho dato direttive chiare affinché i francesi producano solo film leggeri, vuoti e, se possibile, stupidi».

Dotata di un talento naturale per i ruoli comici e leggeri, Denise Grey riuscì a mantenere la propria popolarità e girò tredici film tra il 1941 e il 1945, tra cui Boléro, L’Honorable Catherine e Les Caves du Majestic. Fu inoltre membro della Comédie-Française tra il 1944 e il 1946, e nuovamente alla fine degli anni Cinquanta.

Dopo la guerra, la sua carriera conobbe una nuova fase di successo. Partecipò a numerosi film, tra cui Le Diable au corps di Claude Autant-Lara, tratto dal romanzo di Raymond Radiguet. Gli anni Cinquanta furono particolarmente prolifici: l’attrice apparve in oltre trenta film, tra cui Julietta e Dortoir des grandes nel 1953.

Se negli anni successivi la sua attività cinematografica rallentò, trovò un nuovo spazio espressivo nella televisione, partecipando a diverse serie e film per il piccolo schermo. La sua carriera, eccezionalmente lunga, proseguì fino agli anni Ottanta e persino all’inizio degli anni Novanta.

Una nuova generazione la scoprì grazie al film La Boum (1980), in cui interpretava “Poupette”, la bisnonna del personaggio interpretato da Sophie Marceau. Questo ruolo lasciò il segno e creò un legame particolare tra le due attrici. Joseph Rivolin ricorda che Denise Grey intrattenne un rapporto molto affettuoso con la giovane star: per Sophie Marceau era quasi «una seconda nonna», il che spiega la gioia con cui accettò di ritrovarla in La Boum 2 nel 1982.

Sophie Marceau  e Denise Grey in Il tempo delle mele

La memoria di Denise Grey è oggi al centro di una proposta culturale che riguarda direttamente la Valle d’Aosta. Circa un anno e mezzo fa, i responsabili di quattro istituzioni particolarmente attive nella promozione della francofonia valdostana – l’Académie Saint-Anselme, la Cattedra Senghor della Francofonia dell’Università della Valle d’Aosta, il Comité des Traditions Valdôtaines e la sezione valdostana dell’Unione internazionale della stampa francofona – hanno inviato una lettera al presidente della Regione per suggerire di intitolare a Denise Grey il cinema-teatro Splendor di Aosta, di proprietà regionale.

Secondo Joseph Rivolin, il nome attuale della sala appare «di una banalità che non corrisponde più al ruolo di questa struttura», divenuta un vero punto di riferimento per la vita culturale della città e della regione.

L’idea di intitolare questo luogo a Denise Grey avrebbe anche un forte valore simbolico. L’attrice rappresenta non solo una figura di primo piano della cultura francofona, ma anche una testimonianza vivente della storia dell’emigrazione valdostana. Per Rivolin, incarna perfettamente questo doppio patrimonio: quello di una donna che si è affermata in un mondo artistico dominato dagli uomini e quello di un’emigrata proveniente da una piccola regione alpina che è riuscita a farsi conoscere sui grandi palcoscenici culturali europei.

Dare il suo nome a una sala pubblica permetterebbe dunque di colmare due lacune: la sottorappresentazione delle donne nella toponomastica e la tendenza a dimenticare la storia dell’emigrazione, «una costante dolorosa della storia dei valdostani».

Per il momento, tuttavia, questa proposta sembra essere rimasta senza risposta ufficiale. Joseph Rivolin osserva con rammarico che «questa proposta è stata finora ignorata», proprio mentre l’anno in corso offre un’occasione particolarmente simbolica: coincide infatti sia con il centotrentesimo anniversario della nascita dell’attrice sia con il trentesimo anniversario della sua scomparsa.

Tante ragioni, conclude, per sperare che le istituzioni regionali prendano finalmente in considerazione questa idea e restituiscano a Denise Grey il posto che merita nella memoria culturale valdostana.

pi/jr

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