Un appello politico diretto, senza troppi giri di parole, che chiama a raccolta le forze progressiste valdostane e la società civile. ADU VdA rompe gli indugi e mette nero su bianco una posizione che è insieme critica e propositiva, guardando alle prossime elezioni politiche come a un banco di prova decisivo anche per la Valle d’Aosta.
“Per promuovere politiche di giustizia sociale ed ambientale, dobbiamo uscire dall’attuale contesto di odio e nazionalismo del governo Giorgia Meloni e Matteo Salvini”, si legge nel documento, che individua nell’attuale quadro politico nazionale un ostacolo a politiche più inclusive e orientate ai diritti.
Il riferimento si allarga poi allo scenario internazionale, dove il movimento sottolinea la necessità di un cambio di passo netto: “Dobbiamo fermare le guerre, il cui prezzo viene da sempre pagato dai più deboli”. Da qui, la proposta di rilanciare un progetto europeo forte e autonomo: “Serve un rilancio del progetto federalista europeo, in alternativa al servilismo nei confronti di Donald Trump”.
Ma è sul piano locale che l’appello assume contorni più concreti, e anche più pungenti. “Alle prossime elezioni politiche, anche la Valle d’Aosta dovrà dare il suo contributo”, si legge ancora, con un passaggio che entra direttamente nel dibattito politico regionale: “Il collegio uninominale e la vergognosa scelta unionista di allearsi con Forza Italia rendono necessario uno sforzo congiunto da parte di tutte le forze progressiste, società civile compresa”.
Una presa di posizione netta, che apre di fatto a un cantiere politico. ADU VdA si dice infatti pronta al confronto: “Siamo disponibili ad un dialogo sui contenuti – a partire dai diritti e dall’ambiente – per arrivare a delle candidature comuni, che possano rappresentare il meglio della società valdostana”.
Il messaggio finale è quasi un invito all’azione, con uno sguardo che va oltre i confini regionali: “L’internazionale sovranista scricchiola, diamo il nostro contributo”.
Adu tenta di costruire una sorta di “campo largo” in salsa valdostana, con l’obiettivo di evitare dispersioni in un sistema elettorale che – nel collegio uninominale – non perdona divisioni. Resta da capire se l’appello cadrà nel vuoto o se, tra distinguo e vecchie ruggini, qualcuno avrà davvero voglia di sedersi attorno a un tavolo. Perché le parole sono chiare, ma la politica – soprattutto da queste parti – lo è sempre un po’ meno.





