ECONOMIA - 11 aprile 2026, 12:30

Finché c’è neve c’è speranza. E dopo?

Bastano pochi passi fuori dai centri abitati delle nostre vallate per imbattersi in loro: piloni arrugginiti che pendono nel vuoto tra i larici, stazioni di partenza chiuse con un lucchetto, alberghi con le finestre murate che un tempo erano pieni di famiglie con gli sci. Sono i fantasmi di un’economia che ha creduto, per decenni, che la neve fosse eterna

Finché c’è neve c’è speranza. E dopo?

Il report Nevediversa 2026 di Legambiente, presentato l’11 marzo a Milano, ha messo i numeri su ciò che molti di noi vedono ma forse non vogliono ancora del tutto accettare. E i numeri, per la Valle d’Aosta, sono impietosi.

La Valle d’Aosta detiene il primato assoluto sull’intero arco alpino per il numero di “edifici sospesi”: sono 36 le strutture censite dal dossier Nevediversa 2026.

Il clima è il protagonista non detto di questa storia. Stando ai dati Eurac Research citati nel report, la stagione nevosa sulle Alpi dura oggi tra 22 e 34 giorni in meno rispetto a cinquant’anni fa.

Anche i numeri del turismo sciistico volgono al negativo: l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano (JFC) ha stimato, per la stagione 2025-2026, un calo del 14,5% degli sciatori giornalieri e una flessione del 3,9% dei soggiorni sulle montagne italiane.

L’associazione Naturavalp, nata nel 2012 a Bionaz, ha dimostrato concretamente che la montagna valdostana può vivere 365 giorni l’anno senza puntare tutto sulle piste. Allevatori, agricoltori, artigiani e operatori turistici si sono coalizzati per costruire un’offerta integrata che valorizza ciò che la valle ha da offrire in ogni stagione: trekking, e-bike, pesca sportiva, nordic walking, enogastronomia a km0, castelli medievali, miniere storiche, pascoli.

Il modello del welfare aziendale — portare i dipendenti delle aziende — è forse la proposta più concreta e immediatamente realizzabile, e non richiede grandi investimenti pubblici. Il welfare aziendale per i viaggi è in forte crescita in Italia: le aziende, incentivate dai vantaggi fiscali previsti dal TUIR, offrono ai propri dipendenti voucher per soggiorni interamente deducibili e non tassati come reddito per il lavoratore.

Portogallo e Spagna hanno già dimostrato che i territori di montagna e rurali possono attirare flussi internazionali insoliti. Borghi in Galizia e nei Monti Cantabrici sono entrati nei radar di visitatori da tutto il mondo grazie a strategie mirate di incoming e incentivi al turismo lento.

La Valle d’Aosta ha asset straordinari per il mercato asiatico e mediorientale: è certificata Patrimonio Mondiale UNESCO con il sito dell’Arco d’Augusto e le vestigia romane di Aosta, ha castelli medievali unici, ha vette che toccano i 4000 metri, ha una cucina d’autore con prodotti DOP (Fontina, Jambon de Bosses, Lard d’Arnad). Questi elementi parlano al turista cinese, giapponese, degli Emirati molto più di quanto pensiamo.

La Cina è il più grande mercato emissore di turismo al mondo. Il Giappone ha una cultura profonda di rispetto per la montagna e la natura. I Paesi del Golfo cercano esperienze di “coolness” — aria fresca, paesaggi verdi, lusso autentico — che le Alpi possono offrire perfettamente. Occorrerebbero accordi con i principali operatori di questi mercati, presenza nelle fiere internazionali del turismo, materiali promozionali in cinese, giapponese e arabo.

La domanda vera non è come salvare lo sci. La domanda è: chi ama la montagna senza gli sci? La risposta, a guardar bene, è sorprendente: sono milioni di persone.

Cercano aria pulita, boschi, silenzio, camminate, benessere, cibo autentico, relax lontano dallo stress urbano.

La Valle d’Aosta, con 36 edifici sospesi e un patrimonio di impianti abbandonati che nessun’altra regione alpina eguaglia, si trova davanti a un bivio. Può continuare a guardare il cielo in attesa della neve, sperando che il clima torni indietro — investendo fondi pubblici in un modello che il cambiamento climatico sta condannando. Oppure può guardare la montagna per quello che è: un patrimonio straordinario, con o senza neve.

Abbiamo la materia prima. Servono idee e coraggio: il coraggio di abbattere barriere culturali, religiose e politiche. Non salveremo la nostra società con politiche di “remigrazione”, ma con buone politiche di immigrazione temporanea, con flussi di turisti da tutto il mondo, se possibile.

Vittore Lume-Rezoli

SU