FEDE E RELIGIONI - 10 aprile 2026, 10:00

Un grido di pace che attraversa le comunità valdostana: dalla preghiera all’impegno concreto

Accolto l’appello del Santo Padre Leone XIV per la pace: la Diocesi di Aosta si unisce nella preghiera e celebra l’istituzione dei nuovi accoliti e il mandato ai ministri straordinari dell’Eucaristia

Mons. Franco Lovignana, Vescovo di Aosta

Mons. Franco Lovignana, Vescovo di Aosta

C’è un’urgenza che non può più essere ignorata, un grido che sale “dal cuore” e chiede di essere ascoltato. È il grido della pace, rilanciato con forza da Leone XIV nel giorno di Pasqua, mentre il mondo continua a fare i conti con guerre, violenze e ferite ancora aperte. Un appello che non resta confinato tra le mura della Basilica di San Pietro, ma che attraversa diocesi, comunità e coscienze.

“Far udire il grido di pace che sgorga dal cuore”: è questo l’invito del Pontefice, che ha chiamato i fedeli a unirsi in una veglia di preghiera per implorare il dono della riconciliazione. Un gesto che diventa segno, testimonianza, ma anche responsabilità condivisa. Perché, come ricordato dallo stesso Papa, la morte è ancora presente “nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte”.

Parole che non lasciano spazio all’indifferenza. E infatti le Chiese italiane hanno risposto compatte, raccogliendo l’appello e rilanciandolo nei territori. “Fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore”, ha sottolineato Matteo Zuppi, indicando una direzione chiara: non rassegnarsi, ma reagire.

Anche la Diocesi di Aosta si inserisce in questo solco, scegliendo di trasformare l’appello in un momento concreto di comunione e preghiera. Franco Lovignana ha invitato sacerdoti, religiosi e fedeli a vivere questo tempo “in comunione con il Papa”, partecipando alla celebrazione del sabato sera nelle parrocchie. “È la Domenica della Divina Misericordia che ci ricorda che solo da Gesù viene la salvezza del mondo: volgiamo a Lui lo sguardo e con fede preghiamo!”, scrive il Vescovo, richiamando il cuore stesso del messaggio cristiano.

Ma la pace, in questo contesto, non è solo invocata: è anche costruita attraverso gesti, servizi, presenza. Ed è qui che la celebrazione del 12 aprile nella Cattedrale di Aosta assume un significato ancora più profondo. Non un semplice rito, ma un segno visibile di una Chiesa che si mette al servizio.

Durante l’eucaristia presieduta da Monsignor Lovignana verranno infatti istituiti nuovi accoliti e conferito il mandato ai ministri straordinari della Comunione. Figure spesso silenziose, ma fondamentali, che incarnano una prossimità concreta, soprattutto verso i più fragili.

“L’Accolito è un laico, uomo o donna che serve all’altare, coordina il servizio della distribuzione della Comunione […] e anima inoltre l’adorazione”, mentre il ministro straordinario “distribuisce l’Eucaristia durante la messa, o la porta ai malati che non possono partecipare”. Non solo ruoli liturgici, dunque, ma presenze che costruiscono comunità, tessono relazioni, portano conforto.

E proprio in questo intreccio tra preghiera e servizio si coglie il senso più autentico dell’appello alla pace. Non qualcosa di astratto o lontano, ma un impegno quotidiano che parte dalle comunità locali, dalle parrocchie, dalle persone.

Perché la pace, oggi più che mai, non è solo una parola da pronunciare. È una scelta da vivere.

pi.mi.

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