C’è una domanda che attraversa tutta la puntata speciale di Spazio Costruiamo Gentilezza, come un filo sottile ma tenace, capace di legare esperienze diverse e sensibilità lontane: “che cosa possiamo fare per far convivere le differenze?”. Non è una domanda retorica, né tantomeno scolastica. È una di quelle questioni che ti restano addosso, perché chiamano in causa il modo in cui guardiamo gli altri, e forse anche noi stessi.
La scelta di dedicare l’appuntamento del 2 aprile, Giornata Internazionale sull’Autismo, a questo tema non è casuale. È un invito esplicito a uscire dalla narrazione dell’inclusione come concetto astratto e a riportarla dentro la vita quotidiana, fatta di relazioni, parole e piccoli gesti. “Convivere non è sopportare, è costruire”, sembra suggerire l’intera trasmissione, che trova nell’esperienza dell’ISILTEP di Verrès un terreno concreto su cui far crescere questa riflessione.
Il racconto prende forma fin dai primi minuti, quando lo spazio radiofonico si trasforma in una tavola rotonda aperta, quasi intima, dove ogni partecipante si presenta non con un ruolo, ma con la propria unicità. “Io sono questo, con le mie particolarità” è il sottotesto di ogni intervento, in un esercizio semplice solo in apparenza, ma in realtà profondamente rivoluzionario. Perché riconoscersi diversi è il primo passo per accettare la diversità degli altri.
A dare profondità istituzionale al percorso è la voce della dirigente scolastica Antonella Dallou, che restituisce il senso di una scuola capace di andare oltre i programmi. “La gentilezza non è un accessorio, è una competenza educativa”, sottolinea, indicando chiaramente la direzione: creare ambienti accoglienti non è un atto spontaneo, ma una scelta culturale e organizzativa. Nelle sue parole si coglie una visione precisa, in cui l’inclusione non è emergenza da gestire, ma normalità da costruire ogni giorno.
Il discorso si fa ancora più concreto con il contributo della docente Marina Pavarini, che riporta tutto dentro l’esperienza viva della classe. “Abbiamo provato a partire dalle domande, non dalle risposte”, racconta, descrivendo la nascita del progetto “Che cosa possiamo fare per far convivere le differenze?”. Non un percorso teorico, ma un laboratorio di relazioni, dove gli studenti hanno potuto sperimentare cosa significhi davvero ascoltare, capire e mettersi in discussione. “Convivere significa creare legami autentici”, emerge con chiarezza, quasi come una sintesi condivisa.
Ma sono soprattutto le voci degli studenti a dare forza e credibilità al racconto. Charlotte e Lucrezia, dell’indirizzo turistico, non si limitano a descrivere un’esperienza scolastica: raccontano un cambiamento personale. “Abbiamo capito che le parole possono ferire o includere”, spiegano, mettendo al centro il tema del linguaggio. Non è un dettaglio: è lì che si gioca una parte decisiva della convivenza. Il modo in cui nominiamo le cose, infatti, determina il modo in cui le pensiamo — e quindi le viviamo.
Il loro sguardo è diretto, privo di filtri, e proprio per questo potente. “All’inizio avevamo paura di sbagliare, poi abbiamo capito che il problema è non provarci”. In questa frase c’è forse il cuore dell’intero progetto: la disponibilità a mettersi in gioco, anche a costo di inciampare, pur di non restare fermi nella distanza.
A rendere tangibile questo percorso è anche il messaggio radio realizzato dalla classe 2ª A Turistico, una sintesi creativa di quanto vissuto. Non è solo un prodotto finale, ma una testimonianza concreta di partecipazione. “Abbiamo voluto raccontare cosa significa per noi convivere”, spiegano gli studenti, trasformando la riflessione in comunicazione, e quindi in condivisione.
Il punto di vista degli studenti si allarga ulteriormente con gli interventi dei rappresentanti Mikhail Fedrov, Laura Sezian, Emma Garello e Micheal Menabreaz, che portano dentro la trasmissione uno sguardo collettivo. “La convivenza si costruisce nelle piccole cose”, affermano, richiamando tutti a una responsabilità quotidiana. Non servono grandi gesti, ma coerenza, attenzione e presenza. È nella normalità delle giornate scolastiche che si misura la capacità di includere davvero.
E allora, alla fine, quella domanda iniziale torna, ma con un peso diverso. Non è più solo uno spunto di riflessione, è quasi una chiamata all’azione. “Che cosa possiamo fare?” diventa “che cosa stiamo facendo?”. Perché la convivenza tra le differenze non è un obiettivo da raggiungere una volta per tutte, ma un processo continuo, che riguarda ciascuno di noi.
Questa puntata speciale di Spazio Costruiamo Gentilezza riesce in qualcosa di raro: non si limita a parlare di inclusione, la mette in pratica. E lo fa senza retorica, ma attraverso le voci, le esperienze e persino le incertezze di chi ogni giorno prova a costruire un mondo un po’ più aperto.
“La gentilezza è una scelta”, resta come eco finale. E forse è proprio da lì che bisogna ripartire.





