«Una società che obbliga un ottantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti non è “moderna”. È una società che ha deciso di sbarazzarsi dei propri padri.» Da un post sui social network
Qualcuno lo ha scritto su un social network, tra un selfie e una pubblicità. Una frase semplice, forse rozza nella forma, ma capace di fare quello che tanti discorsi istituzionali non riescono a fare: dire la verità.
Una verità che brucia. Una verità che i nostri amministratori — sindaci, assessori, consiglieri regionali — farebbero bene a tatuarsi sul palmo della mano, così da leggerla ogni volta che firmano una delibera, ogni volta che salgono su un palco, ogni volta che si preparano a pronunciare le loro parole preferite: SPID, CIE, PIN, OTP, PEC, app, QR code, fascicolo sanitario elettronico, piattaforma digitale, sportello online, accesso riservato, identità digitale.
Avete presente quella sensazione di quando qualcuno vi parla in una lingua che non conoscete e vi sorride come se fosse normale? Ecco. È quello che provano ogni giorno migliaia di anziani valdostani quando cercano di accedere a un servizio pubblico, a una prestazione sanitaria, a un sussidio che spetta loro per legge.
Non per ignoranza, non per pigrizia. Ma perché qualcuno — voi, che ci governate — ha deciso che il progresso ha un unico formato, e quel formato si chiama schermo touchscreen, app, password, username, PIN, PUK.
Chiamiamo le cose con il loro nome. Digitalizzare i servizi senza garantire accesso universale non è innovazione: è selezione. È decidere chi merita di essere servito e chi no. È costruire un sistema che funziona benissimo per chi è giovane, istruito, connesso — e lascia fuori tutti gli altri con la scusa del “progresso”.
In Valle d’Aosta — regione autonoma, orgogliosa delle sue tradizioni, della sua identità, del suo senso di comunità — abbiamo una percentuale di popolazione anziana tra le più alte d’Italia. Non è un segreto. È nei vostri dati, nelle vostre relazioni, nei vostri piani demografici. Lo sapete.
Eppure continuate a costruire una pubblica amministrazione sempre più inaccessibile proprio a chi avrebbe più bisogno di essere accompagnato, sostenuto, ascoltato.
Cari sindaci della Valle d’Aosta — da Aosta a Courmayeur, da Châtillon a Saint-Vincent, dai piccoli comuni delle valli laterali fino alle vostre città — rispondete a una domanda semplice: quanti dei vostri concittadini over 75 sono in grado di ottenere autonomamente il PIN dello SPID? Quanti sanno cos’è la CIE e come si usa? Quanti riescono a prenotare una visita specialistica senza l’aiuto di un figlio, di un nipote, di un volontario?
Il problema non è la tecnologia. La tecnologia è uno strumento meraviglioso e può fare cose straordinarie.
Il problema è l’ideologia della tecnologia: l’idea che digitale significhi automaticamente migliore, più equo, più democratico. Non è così. Il digitale senza accompagnamento è esclusione vestita da efficienza. È abbandono con una bella interfaccia grafica.
Non siamo qui a dire che la digitalizzazione va fermata. Siamo qui a dire che va fatta per davvero — non solo sulla carta, non solo nei convegni, non solo negli obiettivi del PNRR da rendicontare a Roma.
Farla per davvero significa una cosa sola: nessuno deve rimanere indietro.
Significa che ogni Comune deve garantire uno sportello fisico presidiato da personale qualificato per chi non riesce ad accedere ai servizi digitali. Significa che farmacie, medici di base e associazioni di volontariato devono essere messi nelle condizioni di assistere gli anziani nella navigazione burocratica digitale — e retribuiti per farlo.
Significa che ogni nuova procedura digitale deve prevedere obbligatoriamente un canale alternativo analogico, finché non si dimostri che l’accesso è davvero universale.
Significa, soprattutto, che chi governa smetta di pensare che il problema degli anziani “non digitali” sia un problema degli anziani. È un problema di chi governa. È una responsabilità politica. Ed è ora di assumerla.
Quell’ottantenne di cui parla il post sui social non è un dato statistico. Non è un “target di utenza a bassa alfabetizzazione digitale”. È vostro padre. È vostra madre. È chi ha costruito quello che siete, quello che avete, quello che amministrate.
Merita rispetto. Merita servizi. Merita una pubblica amministrazione che non lo lasci solo davanti a uno schermo incomprensibile.
Se non siete in grado di garantirlo, almeno abbiate il coraggio di dirlo chiaramente. Invece di nascondervi dietro un acronimo.





