ECONOMIA - 01 aprile 2026, 13:05

Ferrovia Aosta-Ivrea, tra promesse e realtà: il raddoppio che rischia di deragliare

Mentre la linea ferroviaria Aosta–Ivrea resta chiusa da due anni per l’elettrificazione – e lo sarà ancora – si torna a parlare di raddoppio dei binari. Un progetto ambizioso, ma che rischia di trasformarsi nell’ennesimo libro dei sogni. L’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta mette in guardia: “Servono obiettivi realizzabili, non cattedrali nel deserto”

Cantiere elettrificazione

Cantiere elettrificazione

C’è qualcosa di profondamente stonato – e anche un po’ irritante – nel dibattito che si è riacceso in questi giorni sul raddoppio della ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta. Perché mentre si discute di nuove infrastrutture, di tracciati alternativi e perfino di gallerie sotterranee, la realtà è che quella linea, oggi, semplicemente non c’è. È chiusa. Da due anni. E lo resterà ancora.

Un paradosso che non sfugge all’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta, che da quasi quarant’anni segue – e spesso incalza – ogni evoluzione di questa infrastruttura vitale per il Canavese e la Valle d’Aosta.

Lavorare per obiettivi realizzabili”, scrive nero su bianco l’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta, mettendo subito il dito nella piaga: prima di immaginare grandi opere, forse bisognerebbe riportare alla normalità ciò che già esiste.

Il confronto istituzionale del 30 marzo a Ivrea – promosso dal sindaco Matteo Chiantore e convocato dagli assessori ai trasporti piemontese e valdostano – ha rimesso il tema al centro del dibattito.

Un incontro importante, certo. Ma anche un momento che ha evidenziato, ancora una volta, la distanza tra visione progettuale e concretezza operativa. “Il DocFAp vedrà la luce entro la fine dell’anno”, ha spiegato RFI, annunciando le alternative progettuali, tra cui una suggestiva bretella EST sotterranea tra Montanaro e Chivasso.

Suggestiva, appunto. Ma anche estremamente onerosa. Ed è qui che torna la voce – lucida e disincantata – dell’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta: “Quasi tutti i tratti di linea indicati per i raddoppi avrebbero costi estremamente gravosi”.

Il cuore della questione è tutto nei numeri.

Secondo quanto emerso, il costo medio per il raddoppio nelle tratte “facili” – senza ponti o gallerie – si aggira sui 6 milioni di euro al chilometro. Tradotto: circa 100 milioni per i tratti più semplici tra Chivasso e Ivrea. Una cifra importante, ma tutto sommato sostenibile. Il problema nasce quando si alza l’asticella dell’ambizione. “Raddoppiare tra Mercenasco e Caluso avrebbe costi nell’ordine dei miliardi di euro”, avverte l’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta. E qui la domanda diventa inevitabile: ha senso inseguire progetti faraonici quando non si riesce nemmeno a garantire un servizio ferroviario continuo?

C’è poi un altro elemento che rende questa vicenda ancora più emblematica: il cortocircuito politico.

Da una parte si celebra – giustamente – il traguardo dell’elettrificazione, frutto anche della lunga battaglia dell’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta, che ricorda con orgoglio: “Abbiamo ottenuto sistemi di controllo moderni, la smilitarizzazione della linea e l’elettrificazione”. Dall’altra, però, si apre subito un nuovo fronte, ancora più complesso e incerto.

Come se non bastasse, la memoria storica suggerirebbe prudenza. “Ricordiamo bene altri progetti avveniristici che non hanno mai visto la luce”, sottolinea l’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta, citando ad esempio il vecchio sogno di un traforo ferroviario tra Aosta e Martigny. Un monito chiaro: attenzione a non ripetere gli stessi errori.

Il punto politico – e anche giornalistico – è tutto qui. Parlare oggi di raddoppio rischia di essere non solo prematuro, ma quasi provocatorio per pendolari e cittadini che da anni vivono disagi, autobus sostitutivi e tempi di percorrenza dilatati. La vera priorità, quella che dovrebbe unire tutti, è una sola: riaprire la linea, farla funzionare, renderla affidabile. Solo dopo – eventualmente – si potrà discutere di potenziamenti.

E infatti l’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta insiste: “Le tratte da raddoppiare devono essere quelle dove l’impegno economico è più basso”, indicando chiaramente i segmenti tra Chivasso–Caluso e Strambino–Ivrea.

Una strategia pragmatica, quasi controcorrente rispetto alla tentazione tutta italiana delle grandi opere. La sensazione, però, è che si stia di nuovo scivolando su un piano inclinato. Quello delle grandi dichiarazioni, dei progetti ambiziosi, delle visioni a lungo termine che – troppo spesso – non superano la prova dei fatti.

Per questo l’appello finale dell’Associazione Utenti Ferrovia Chivasso–Ivrea–Aosta suona come una richiesta di serietà, prima ancora che di partecipazione: “Servono alternative credibili e sostenibili anche finanziariamente”.

Tradotto: meno annunci, più concretezza perché il rischio è evidente. Continuare a parlare di raddoppio mentre i binari restano vuoti potrebbe trasformare questa storia nell’ennesimo capitolo di una lunga tradizione italiana: quella delle infrastrutture promesse, discusse… e mai realizzate. E stavolta il territorio non può permetterselo.

pi.mi.

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