ATTUALITÀ ECONOMIA - 31 marzo 2026, 16:11

Energia, nuova stangata per il terziario: la guerra in Iran fa esplodere i costi

L’analisi di Confcommercio evidenzia rincari pesanti per imprese di servizi, commercio e turismo: fino a 3.408 euro in più per il gas e 2.853 per l’elettricità. Alberghi e grande distribuzione i più colpiti. L’associazione chiede interventi urgenti e strutturali

Graziano Dominidiato, predidente Fipe-Confcommercio VdA

Graziano Dominidiato, predidente Fipe-Confcommercio VdA

Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran stanno producendo un nuovo shock energetico con effetti immediati sulle imprese italiane del terziario. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che insieme al Centro Europa Ricerche ha elaborato uno scenario preoccupante per i costi di energia elettrica e gas.

Secondo l’analisi, a marzo 2026 la bolletta elettrica delle imprese potrebbe aumentare dell’8,5% in uno scenario base e fino al 13,9% in caso di prolungamento del conflitto, con una spesa media che arriverebbe a 23.380 euro rispetto ai 20.521 euro del primo bimestre dell’anno. L’incremento complessivo per i diversi comparti – alberghi, supermercati, bar, ristoranti e negozi – si tradurrebbe in un aggravio medio di 2.853 euro.

Ancora più marcata la dinamica del gas: gli aumenti stimati sono del 30% nello scenario base e fino al 43,5% nello scenario peggiore, con una bolletta che potrebbe salire da 7.833 euro a oltre 11.200 euro, per un rincaro medio di 3.408 euro.

Numeri che fotografano una situazione critica, soprattutto per le micro e piccole imprese. «È necessario rafforzare le misure di contenimento della volatilità energetica, dando piena attuazione al decreto bollette e affiancandolo con interventi urgenti», sottolinea Confcommercio, evidenziando come il sistema produttivo abbia bisogno di risposte rapide e concrete.

Nel dettaglio, le categorie più esposte risultano essere gli alberghi e le grandi superfici di vendita. Per un albergo medio, nello scenario peggiore, l’aumento della bolletta elettrica potrebbe arrivare a 965 euro mensili, mentre per il gas si superano i 1.200 euro. Per i supermercati, invece, si stimano rincari di 744 euro per l’elettricità e 445 euro per il gas. Più contenuti, ma comunque significativi, gli aumenti per bar, ristoranti e negozi.

«Prioritario è sostenere le micro e piccole attività», insiste l’associazione, «accelerando i processi di aggregazione della domanda per consentire anche alle imprese più piccole di accedere a contratti di lungo periodo e semplificando gli investimenti in efficienza energetica».

Alla base di questa nuova fiammata dei prezzi c’è il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi globali di petrolio e gas. Il rallentamento dei traffici ha provocato un aumento dei prezzi all’ingrosso e una crescente instabilità dei mercati, aggravando una situazione già fragile per l’Italia, fortemente dipendente dall’estero per le forniture energetiche.

Nonostante negli ultimi anni si sia registrata una diversificazione delle fonti e una crescita delle rinnovabili, il sistema elettrico italiano resta ancora strettamente legato al gas nella formazione dei prezzi. Una dipendenza che rende inevitabile il trasferimento degli shock internazionali sulle bollette di imprese e famiglie.

Il confronto con la crisi energetica del 2022, legata alla guerra in Ucraina, evidenzia differenze ma anche analogie. Se allora il gas aveva registrato picchi più elevati ma temporanei, oggi l’aumento appare più contenuto ma prolungato nel tempo, mentre sul petrolio la crescita dei prezzi risulta più duratura, arrivando fino al 50% rispetto ai livelli pre-crisi.

Un quadro che, secondo Confcommercio, impone scelte immediate. «Servono misure strutturali per ridurre l’esposizione ai rincari e garantire stabilità alle imprese», è il messaggio che arriva dal mondo del terziario, sempre più stretto tra costi in aumento e margini in riduzione.

je.fe.

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