CRONACA - 28 marzo 2026, 13:01

Italia, primo della classe o ultimo banco? Il Parlamento europeo dice basta alla corruzione

Il Parlamento europeo approva una direttiva storica contro la corruzione, imponendo standard penali comuni e la reintroduzione sostanziale dell’abuso d’ufficio. L’Italia, che lo aveva cancellato per “superare il timore della firma”, rischia di dover fare marcia indietro. Una bocciatura politica per chi gioca a fare il primo della classe a colpi di demagogia

Meloni Nordio bocciati del Parlamento Europeo

Meloni Nordio bocciati del Parlamento Europeo

Il Parlamento europeo ha deciso di alzare finalmente il livello: una nuova direttiva contro la corruzione, approvata con 581 voti a favore, stabilisce regole chiare, pene minime più severe e responsabilità diretta delle imprese. Non possiamo che condividere questa scelta: l’Europa mostra serietà, mentre l’Italia a volte sembra il Paese che vuole fare il primo della classe ma finisce regolarmente all’ultimo banco.

E qui casca l’asino. Perché il nostro governo, quello guidato da Giorgia Meloni, aveva deciso di abolire il reato di abuso d’ufficio con la cosiddetta riforma Nordio nel 2024. Motivazione ufficiale? Superare il cosiddetto “timore della firma”, cioè quell’ansia burocratica che blocca i funzionari pubblici. Risultato reale? Un’arma storica contro gli abusi della funzione pubblica finita nel dimenticatoio, lasciando cittadini e imprese in balia di scorrettezze difficili da punire.

Ora la direttiva europea non lascia scampo: l’Italia dovrà reintrodurre, anche se sotto un’altra forma, la sostanza dell’abuso d’ufficio. L’esercizio illecito delle funzioni pubbliche dovrà tornare nel nostro codice penale, pena la violazione di obblighi comunitari. Non è più propaganda, è legge europea: chi ha cancellato l’abuso d’ufficio per fare il bravo a Bruxelles dovrà spiegarne le conseguenze a casa propria.

Fratelli d’Italia minimizza, definendo “propaganda” le critiche, ma la relatrice del testo europeo, Raquel Garcìa Hermida-Van Der Walle, non lascia dubbi: “Se il reato di abuso d’ufficio è stato abolito, dovrà essere de-abolito”. E la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ricorda che l’Italia ha votato a favore, quindi è tenuta ad applicare le regole.

La direttiva va oltre: definisce pene minime fino a cinque anni, sanzioni economiche per le aziende, interdizioni dagli appalti pubblici e responsabilità diretta dei dirigenti. Non si tratta più di sfumature giuridiche, ma di strumenti concreti per difendere lo Stato di diritto e l’interesse pubblico.

Morale della favola: chi gioca a fare il primo della classe con demagogia, dimenticando la sostanza delle regole, spesso finisce all’ultimo banco. L’Italia rischia di dover reintrodurre un reato eliminato solo per apparire moderna. Una lezione europea che il nostro Paese non può ignorare, pena il ritorno alla cronica “arbitrarietà legalizzata” che da decenni ci accompagna.

pi.mi.

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