Consiglio Valle Comuni - 28 marzo 2026, 10:26

Dal carcere alle istituzioni: ad Aosta una giornata di ascolto, diritti e responsabilità

Dalla visita alla Casa circondariale di Brissogne al confronto pubblico al Salone Ducale, una giornata intensa ad Aosta accende i riflettori sulla condizione carceraria. Sorbara: «Il carcere non può restare un mondo separato». Presente anche l’assessore Marco Gheller

Da sn: Marco Gheller, Marco Sorbara, Rita Bernardini e Sergio Elia

Da sn: Marco Gheller, Marco Sorbara, Rita Bernardini e Sergio Elia

C’è un filo sottile, ma decisivo, che lega il carcere alla società: ignorarlo è facile, affrontarlo molto meno. La giornata vissuta ad Aosta il 27 marzo va letta esattamente in questa chiave: non come un semplice appuntamento istituzionale, ma come un passaggio di consapevolezza collettiva.

Il percorso si è aperto al mattino con la visita alla Casa circondariale di Brissogne, un momento tutt’altro che formale. Entrare in carcere significa confrontarsi con una realtà complessa, fatta di fragilità, storie personali e percorsi interrotti, ma anche di possibilità di riscatto. Sorbara, raccontando l’esperienza, ha sottolineato: «Vedere le persone, ascoltare le storie, percepire il tempo sospeso del carcere ti cambia lo sguardo. Non sono numeri, sono vite che chiedono attenzione».

Nel pomeriggio, il confronto si è spostato nel cuore della città, al Salone Ducale del Municipio di Aosta, con una conferenza partecipata e attenta. A moderare l’incontro è stato ancora Marco Sorbara, che ha stimolato il dibattito con un approccio diretto e coinvolgente, favorendo un dialogo autentico tra relatori e pubblico: «Portiamo dentro le istituzioni la voce di chi è dentro, perché il carcere non può e non deve restare un mondo separato».

Un confronto arricchito dalla presenza di figure di rilievo del panorama nazionale e locale: Rita Bernardini, Cesare Burdese, Roberto Capra, Sergio D’Elia, Bruno Mellano, Davide Mosso, Stefano Petrella, Rosario Scalise, Chiara Squarcione ed Elisabetta Zamparutti.

A testimoniare l’attenzione delle istituzioni locali è stata anche la presenza dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Aosta, Marco Gheller, segnale di una volontà politica di non lasciare il tema confinato ai margini.

Nel carcere di Brissogne

Tra i momenti più intensi, Sorbara ha condiviso anche una riflessione personale: «Entrare in carcere da uomo libero, dopo averlo vissuto da innocente, ti ricorda che dietro ogni porta c’è una storia. È un’esperienza che non si dimentica, e che deve guidare il nostro lavoro istituzionale».

Il messaggio emerso con chiarezza nel corso della giornata è netto: parlare di carcere significa parlare di dignità, diritti e futuro. Non è solo una questione giuridica, ma un tema che riguarda l’intera comunità. Sorbara ha concluso: «Il vero cambiamento passa attraverso l’ascolto, il rispetto e la responsabilità condivisa. Solo così possiamo costruire percorsi reali di reinserimento».

La giornata di Aosta, in questo senso, lascia un segno preciso: riporta il carcere dentro il dibattito civile, dove deve stare. Perché ignorarlo non lo rende meno reale. E affrontarlo, invece, è il primo passo per renderlo più giusto.

pi.mi.

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