Le Messager Campagnard - 26 marzo 2026, 14:22

Batailles de Reines, a Pont-Saint-Martin si riaccende il cuore della Valle: 145 bovine verso il sogno della Croix-Noire

Domenica 29 marzo al via la 69ª edizione del Concours Régional: tradizione, allevamento e identità si intrecciano nella prima eliminatoria primaverile. In palio i primi dodici posti per la finale di Aosta

Batailles de Reines, a Pont-Saint-Martin si riaccende il cuore della Valle: 145 bovine verso il sogno della Croix-Noire

A Pont-Saint-Martin non sarà una domenica come le altre. Domenica 29 marzo 2026, fin dalle prime luci del mattino, l’arena tornerà a riempirsi di passi, sguardi e attese. Non è solo l’inizio di una competizione: è l’inizio di un percorso che, anno dopo anno, racconta una parte profonda dell’anima valdostana.

Il 69ème Concours Régional Batailles de Reines prende il via da qui, dalla prima delle cinque eliminatorie primaverili. Un numero, il sessantanove, che dice già molto: storia, continuità, generazioni che si sono passate il testimone tra stalle, alpeggi e ring.

Alle 09:00 inizierà la pesatura. Un momento tecnico, certo, ma anche carico di tensione. Fino alle 11:00, una dopo l’altra, sfileranno le 145 bovine iscritte. Centoquarantacinque storie diverse, fatte di lavoro quotidiano, selezione, sacrifici e orgoglio. Dietro ogni animale c’è una famiglia, una stalla, una scelta di vita che resiste.

Poi, alle 12:30, il silenzio dell’attesa si trasformerà nel suono inconfondibile dei combats. Testa contro testa, sguardi fissi, nessuna violenza gratuita ma una gerarchia naturale che si costruisce davanti agli occhi del pubblico. È lì che nasce una Reine.

Ma domenica non si combatte solo per vincere. Si combatte per entrare tra le prime dodici, per conquistare un posto nella finale del 25 ottobre 2026 all’Arena Croix-Noire di Aosta, a Saint-Christophe. Un traguardo che per molti allevatori vale una stagione intera, se non anni di lavoro.

E sullo sfondo ci sono loro, le regine in carica. Nomi che nelle stalle si pronunciano con rispetto.

SUISSE, dell’allevamento Frassy-Letey di Arvier, dominatrice della prima categoria per due anni consecutivi.
BERLIN, della società di Simon e Julien Charbonnier di Aosta, salita sul gradino più alto della seconda categoria.
E poi FARCHETTA, di proprietà di Renzo Rosset, capace di un’impresa rara: quattro vittorie consecutive nella terza categoria.

Campionesse che non sono solo bovine, ma simboli. Modelli da battere, riferimenti che alimentano sogni e ambizioni.

Perché le Batailles non sono una semplice manifestazione. Sono un linguaggio condiviso. Raccontano di una montagna che non si arrende, di un’agricoltura che non è folklore ma economia viva, presidio del territorio, identità che resiste alle trasformazioni.

Chi sarà domenica a Pont-Saint-Martin lo sa bene. Lo sa chi ha passato l’inverno in stalla, chi ha curato ogni dettaglio, chi ha scelto di continuare a fare l’allevatore quando sarebbe stato più facile fare altro. Lo sa chi, magari, porterà in arena una bovina cresciuta come una promessa.

E allora non è solo una gara. È una comunità che si ritrova. È uno sguardo che si incrocia sugli spalti. È un applauso che vale più di una coppa.

Da Pont-Saint-Martin parte la corsa. E da qui, ancora una volta, passa qualcosa di più grande: il racconto di una Valle che, nelle sue Reines, continua a riconoscersi.

je.fe.

SU