C’è un filo invisibile che lega chi dona e chi riceve. Un filo fatto di altruismo, consapevolezza e, soprattutto, di umanità. È su questo terreno che l’AIDO – Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule – sceglie di tornare a farsi sentire in Valle d’Aosta, rilanciando la propria presenza dopo alcuni anni di silenzio.
L’obiettivo non è soltanto organizzativo, ma profondamente culturale: ricostruire una comunità di volontari capaci di parlare alle persone, di informare senza forzare e di accompagnare ciascuno verso una scelta libera e consapevole.
«AIDO conferma il proprio impegno nella diffusione della cultura del dono, promuovendo una scelta consapevole in materia di donazione di organi, tessuti e cellule», sottolinea il commissario Giuseppe Lazzati.
Il ritorno sul territorio non è rimasto sulla carta. Un primo passo concreto è stato compiuto il 19 marzo scorso, ad Aosta, con la partecipazione alla conferenza organizzata dall’Azienda USL della Valle d’Aosta insieme alle associazioni dei malati. Un momento di confronto, ma anche di ascolto, che ha segnato simbolicamente una ripartenza.
E poi c’è il legame con il territorio, con i suoi eventi e la sua gente. Il coinvolgimento nella manifestazione sportiva “Tour du Rutor Extreme”, in programma il 27 marzo ad Arvier, rappresenta molto più di una semplice presenza: è l’idea che il messaggio del dono possa passare anche attraverso la bellezza dello sport e della musica.
«Nell’ambito dell’evento, il coro Les Enfants du Grand Paradis proporrà un’esibizione volta a trasmettere, con semplicità e poesia, il valore della solidarietà», ricorda Lazzati, evidenziando il valore educativo di iniziative capaci di parlare a tutte le età.
Dietro queste iniziative, però, ci sono numeri che non possono lasciare indifferenti. In Italia sono oltre 8.600 le persone in attesa di un trapianto, e ben 924 tra Piemonte e Valle d’Aosta. Numeri che raccontano storie sospese, vite in attesa di una possibilità.
«Dati che evidenziano con forza quanto sia fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza sul tema», osserva il commissario.
Eppure, nonostante gli strumenti a disposizione – come la possibilità di esprimere la propria volontà al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità elettronica – resta ancora una zona grigia fatta di indecisione e silenzi.
«Ancora oggi una quota significativa di persone sceglie di non esprimersi», evidenzia Lazzati, mettendo in luce una delle principali sfide culturali.
Non solo. Negli ultimi anni si è registrato anche un aumento delle opposizioni alla donazione, arrivate a toccare il 30%. Un dato che impone una riflessione profonda, non tanto sul piano normativo quanto su quello umano: paura, disinformazione, diffidenza sono ostacoli che solo una presenza costante sul territorio può contribuire a superare.
Ecco perché il volontariato diventa centrale. Non come gesto episodico, ma come impegno quotidiano. Come capacità di metterci la faccia, di raccontare storie vere, di creare fiducia.
«Un pensiero particolare va alle famiglie che hanno reso possibile, pur nel loro dolore, di salvare altre vite», afferma il commissario. «E vogliamo ricordare anche i trapiantati che, grazie alla diffusione della cultura del dono, hanno potuto ritornare a vivere una vita serena».
Sono parole che pesano, perché raccontano il lato più autentico della donazione: quello che trasforma una perdita in speranza, un gesto individuale in un bene collettivo.
Da qui riparte AIDO Valle d’Aosta, con un invito che è allo stesso tempo semplice e impegnativo: partecipare, informarsi, scegliere.
«Rinnoviamo l’invito ai cittadini, agli enti e alle realtà locali a collaborare per rafforzare la diffusione di una cultura del dono consapevole», conclude Lazzati.
In fondo, il volontariato non è altro che questo: decidere di esserci, per qualcuno che nemmeno conosci. E scoprire che, proprio in quel gesto, c’è una delle forme più alte di libertà e responsabilità collettiva.





