ATTUALITÀ - 25 marzo 2026, 15:31

Sottrasse una bimba di un giorno fingendo una gravidanza: sentenza più lieve delle attese, tra sollievo dei genitori e dubbi sulla sicurezza della clinica

Cinque anni e quattro mesi di reclusione: è questa la condanna inflitta dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Cosenza a Rosa Vespa, la 52enne protagonista del clamoroso rapimento di una neonata avvenuto la sera del 21 gennaio 2025 nella clinica privata “Sacro Cuore”.

Sottrasse una bimba di un giorno fingendo una gravidanza: sentenza più lieve delle attese, tra sollievo dei genitori e dubbi sulla sicurezza della clinica

La donna, imputata per sequestro di persona e giudicata con rito abbreviato, ha beneficiato delle attenuanti generiche ritenute prevalenti rispetto alle aggravanti. Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a favore della famiglia della piccola, costituitasi parte civile.

Una decisione più contenuta rispetto alla richiesta della Procura: il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico aveva infatti sollecitato una condanna a otto anni di reclusione. Rosa Vespa, attualmente agli arresti domiciliari, non era presente in aula al momento della lettura della sentenza.

Determinante, nel corso del procedimento, la perizia psichiatrica disposta dal giudice, che ha stabilito la piena capacità di intendere e di volere dell’imputata al momento dei fatti.

«Ci riteniamo molto soddisfatti – ha commentato la legale della donna, Teresa Gallucci – soprattutto a fronte di una richiesta così elevata. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti prevalenti e la pena si è determinata di conseguenza».

Soddisfazione anche sul fronte opposto. «È una sentenza giusta ed equilibrata. Per i genitori è la fine di un incubo», ha dichiarato l’avvocata Chiara Penna, che assiste la famiglia della neonata. Resta però aperto un ulteriore filone: quello relativo alle eventuali responsabilità della struttura sanitaria.

La vicenda aveva scosso profondamente l’opinione pubblica. La sera del 21 gennaio, Vespa si era fatta accompagnare dal marito, Moses Omogo, alla clinica con il pretesto di andare a prendere il loro presunto figlio, “Ansel”. Per nove mesi, infatti, la donna aveva simulato una gravidanza, ingannando familiari e conoscenti.

Dopo aver portato via la neonata, ritrovata poche ore più tardi dalla Polizia, la donna era rientrata a casa dove, al momento dell’irruzione degli investigatori, era in corso una vera e propria festa per il “lieto evento”. La bambina, vestita con una tutina azzurra, era al centro dei festeggiamenti.

Una storia dai contorni inquietanti, che si chiude ora con una sentenza di primo grado e con una certezza: la piccola è tornata tra le braccia dei suoi genitori. Ma restano interrogativi pesanti su come sia stato possibile portarla via così facilmente da una struttura sanitaria.

red

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