C’è una domanda che, da oltre un secolo, attraversa la storia della scienza con il fascino delle ipotesi scomode: e se il telefono non fosse nato dove crediamo? Se prima di Alexander Graham Bell, in una piccola officina di Aosta, qualcuno avesse già immaginato – e forse realizzato – un dispositivo capace di trasmettere la voce a distanza?
È attorno a questo interrogativo che ruota la figura di Innocenzo Manzetti, protagonista di una conferenza in programma domani alle ore 18 presso la biblioteca del quartiere Dora. A guidare il pubblico in questa rilettura saranno Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti, con l’obiettivo dichiarato di restituire profondità storica e dignità scientifica a una figura troppo a lungo relegata ai margini.
Nato nel 1826 e scomparso nel 1877, Manzetti incarna perfettamente il modello dell’inventore ottocentesco: curioso, multidisciplinare, instancabile sperimentatore. Nel suo laboratorio prendevano forma idee che oggi definiremmo visionarie. Tra queste, un prototipo di telefono – sviluppato già negli anni Sessanta dell’Ottocento – capace di trasmettere suoni attraverso fili elettrici, ben prima della celebre dimostrazione pubblica di Bell nel 1876.
Eppure, a differenza di altri pionieri come Antonio Meucci, Manzetti non depositò brevetti né costruì una rete di relazioni internazionali capace di sostenere e diffondere le sue invenzioni. Il risultato è noto: la storia ufficiale ha seguito altri percorsi, lasciando nell’ombra contributi che oggi appaiono tutt’altro che marginali.
Ridurre però Manzetti al solo “precursore del telefono” sarebbe limitante. Il suo ingegno si estendeva ben oltre: progettò una vettura a vapore funzionante, realizzò strumenti musicali innovativi e soprattutto costruì un automa meccanico capace di suonare il flauto, leggere e interagire con l’ambiente, suscitando stupore in tutta Europa. Un’opera che, per complessità e ambizione, richiama inevitabilmente il genio di Leonardo da Vinci, tanto da valergli l’appellativo – non casuale – di “Leonardo della Valle d’Aosta”.
La conferenza non si limita a una celebrazione locale, ma si propone come un momento di riflessione più ampio sul modo in cui la storia della scienza viene costruita: chi decide cosa resta e cosa scompare? Quanto pesano i brevetti, le relazioni, la capacità di comunicare rispetto all’intuizione pura?
Inserito nel contesto della coprogettazione “Anziani Attivi” del Comune di Aosta, l’incontro vuole riportare al centro del dibattito pubblico una figura che appartiene non solo alla memoria valdostana, ma al patrimonio culturale europeo. Perché riscoprire Manzetti oggi non significa soltanto rivendicare un primato, ma interrogarsi su quante altre storie, silenziose e incomplete, attendano ancora di essere raccontate.





