C’è un passaggio chiave, quasi una dichiarazione d’intenti, che fotografa meglio di ogni altro il senso politico del II Congresso del Rassemblement Valdôtain: non più soltanto forza di proposta o di opposizione, ma soggetto pronto ad assumersi fino in fondo la responsabilità del governo.
Ad Aosta, sabato 21 marzo, il Movimento ha riunito iscritti e delegati in un congresso che non è stato una semplice formalità organizzativa, ma un momento di rilancio identitario e strategico. Il risultato è una linea politica confermata con forza e una struttura dirigente rinnovata, chiamata a guidare una fase che si annuncia più ambiziosa e, inevitabilmente, più esigente.
La risoluzione conclusiva non lascia spazio a interpretazioni: «il Rassemblement Valdôtain conferma la validità del proprio progetto politico quale forza autonomista, federalista, liberale e conservatrice, indipendente da altri partiti e radicata nella storia, nelle libertà e nelle prerogative della Valle d’Aosta».
Una dichiarazione che suona come un perimetro chiaro, ma anche come una sfida. Perché dentro quelle parole c’è la volontà di occupare uno spazio preciso nello scacchiere politico valdostano, senza subalternità e con l’ambizione di incidere.
Il Congresso ha anche rinnovato gli organi del Movimento: alla guida della nuova Segreteria politica sono stati chiamati Roberto Luboz (Presidente), Laura Menzio (Vicepresidente), Davide Bionaz (Segretario politico) e Fabio Marini (Vicesegretario politico), mentre il neo segretario ha nominato Fabrizio Pascal Segretario amministrativo.
Ma è sul piano politico che il documento congressuale alza il tono. Non solo conferme, ma anche rivendicazioni e prospettive. «L’Autonomia speciale – si legge nella mozione – non deve essere soltanto difesa sul piano simbolico, ma attuata fino in fondo quale strumento concreto di autogoverno, semplificazione, responsabilità istituzionale e sviluppo per la comunità valdostana».
Un passaggio che riporta al centro uno dei temi fondativi del Movimento: l’autonomia non come bandiera identitaria, ma come leva concreta di governo. E non è un caso che tra le priorità ribadite tornino con forza la zona franca, il rafforzamento degli strumenti fiscali e il sostegno a famiglie e imprese.
Il Congresso rivendica anche il lavoro svolto negli ultimi due anni: «il biennio trascorso ha visto una crescita del Movimento in termini di partecipazione attiva, presenza pubblica, consolidamento politico e capacità di radicamento nella comunità valdostana». Un bilancio che punta a legittimare il salto di qualità che oggi viene apertamente rivendicato.
Ed è proprio qui che si coglie il cambio di passo. La risoluzione, infatti, mette nero su bianco un obiettivo politico preciso: «il Rassemblement Valdôtain […] è oggi chiamato ad assumere pienamente il proprio ruolo di forza di governo, portando in tale responsabilità il patrimonio di autonomia, libertà di giudizio e indipendenza politica che ne ha contraddistinto l’azione».
Non solo: si precisa anche il metodo. «La partecipazione al Governo regionale non possa né debba tradursi in subordinazione, ma in una più esigente responsabilità al servizio della comunità valdostana». Un messaggio diretto, che guarda agli equilibri futuri e ai possibili assetti politici.
Accanto alla prospettiva di governo, resta centrale il progetto del cosiddetto Centro autonomista, che il Movimento intende rilanciare: «un dialogo serio, libero e non subalterno» con le forze che si riconoscono nei valori dell’autonomia, della libertà e della buona amministrazione. Un terreno ancora aperto, ma che il Congresso indica come strategico.
Non manca, infine, un passaggio interno ma politicamente significativo: la valorizzazione della partecipazione, anche attraverso la nascita della sezione femminile E.L.L.E.S., vista come «uno spazio di coinvolgimento, elaborazione, crescita politica e promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica valdostana».
Il messaggio conclusivo è, se possibile, ancora più netto: «Il Rassemblement Valdôtain intende continuare a rappresentare tutte quelle valdostane e quei valdostani che chiedono più Autonomia concretamente esercitata, più libertà, più efficienza amministrativa e una più forte difesa degli interessi della nostra comunità».
E poi l’appello finale, che ha il sapore di una chiamata alle armi politiche: «rafforzare un progetto politico che vuole continuare a essere voce libera e determinata della nostra comunità».
Parole che segnano una linea. E che, al di là della ritualità congressuale, aprono una fase nuova: quella in cui le ambizioni devono misurarsi con la prova più difficile, quella del governo.





