ATTUALITÀ POLITICA - 24 marzo 2026, 14:04

Anche in Valle d’Aosta ha vinto la Costituzione antifascista

C’è qualcosa di profondamente politico – e allo stesso tempo quasi istintivo – nel momento in cui un popolo decide di dire “no”. Non è solo una scelta tecnica, ma una presa di posizione netta, identitaria. Ed è esattamente questo il segnale che arriva anche dalla Valle d’Aosta: quando si toccano i pilastri della democrazia, la risposta non si fa attendere

Anche in Valle d’Aosta ha vinto la Costituzione antifascista

La vittoria del NO al referendum segna un passaggio politico netto anche in Valle d’Aosta: bocciata la riforma sostenuta dal Governo Meloni e dalle forze autonomiste locali. I promotori esultano: “Ha vinto la Costituzione antifascista”. Ora il messaggio è chiaro: nessuno tocchi gli equilibri democratici e il sistema proporzionale.

A rivendicare con forza il risultato sono le forze politiche che hanno sostenuto il NO, unite in un fronte compatto e militante:
Uniti a Sinistra, Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista.

Un fronte che oggi parla apertamente di vittoria politica e culturale, ringraziando “tutte le elettrici e tutti gli elettori che, con la loro partecipazione attiva, hanno testimoniato la validità della democrazia diretta”.

Non solo voto, ma mobilitazione diffusa. Nella nota si sottolinea infatti il contributo di chi ha lavorato sul territorio: “un caloroso ringraziamento va a tutte e tutti coloro che si sono impegnati nei volantinaggi, nelle affissioni e nella propaganda porta a porta”, insieme al Coordinamento della CGIL e alle associazioni civiche.

Il cuore politico del messaggio è però chiarissimo e non lascia spazio a interpretazioni:
Ha vinto la Costituzione antifascista e la netta vittoria del NO rappresenta un dato politico di grande rilievo”.

Una frase che pesa, perché lega direttamente l’esito del referendum alla difesa dell’impianto costituzionale, a partire da uno dei suoi capisaldi: l’equilibrio tra i poteri. “Le cittadine e i cittadini italiani – si legge – hanno chiaramente espresso la volontà di non lasciare che singoli governi possano modificare i principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’indipendenza della Magistratura”.

Nel mirino, senza troppi giri di parole, il Governo guidato da Giorgia Meloni, accusato di aver condotto “una campagna aggressiva – arrivata fino a evocare scenari allarmistici e inaccettabili: plotoni di esecuzione, orde di stupratori e pedofili –”, risultata però politicamente fallimentare.

Ma il dato che più interessa il contesto valdostano è un altro. Qui la lettura è ancora più netta:
In Valle d’Aosta, l’Union Valdôtaine e Stella Alpina, schieratesi per il SÌ, sono state clamorosamente sconfitte nelle urne”.

Una bocciatura che chiama direttamente in causa i vertici istituzionali. Il messaggio è esplicito: “il Presidente Testolin e il Sindaco Rocco dovranno ora tenere conto della voce della società civile valdostana”, una società che – viene rivendicato – “non ha conferito alcun potere assoluto”.

Non è solo un commento a caldo, ma un avvertimento politico preciso. Il risultato referendario viene interpretato come un argine:
Questo risultato rappresenta un monito forte affinché nessuno pensi di intervenire nuovamente sulla legge elettorale per stravolgerla in senso maggioritario e presidenzialista”.

Al contrario, si rilancia con decisione il tema del proporzionale, visto come architrave della rappresentanza democratica: “occorre valutare seriamente l’attuazione dei principi costituzionali, a partire dal rispetto del sistema proporzionale”.

Interessante, e non secondario, il passaggio finale dedicato ai giovani. Anche in Valle d’Aosta, sottolineano i promotori del NO, si è registrata “una partecipazione particolarmente positiva”, segno di “un vento di cambiamento atteso da tempo”.

E proprio da qui riparte la riflessione politica: difendere la Costituzione non basta, bisogna attuarla. A partire da un sistema giudiziario che funzioni davvero: “è necessario lavorare insieme per garantire alla Magistratura gli strumenti operativi adeguati, al fine di costruire una giustizia più efficiente ed efficace”.

Insomma, Piero, qui non siamo davanti a una semplice consultazione referendaria archiviata con un risultato. Siamo davanti a un segnale politico forte, che in Valle d’Aosta diventa ancora più interessante: perché mette in discussione equilibri consolidati e riapre il tema – sempre delicato da te – del rapporto tra autonomia, rappresentanza e democrazia sostanziale.

je.fe.

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