Aosta Capitale - 22 marzo 2026, 19:24

Aosta: Partecipazione e dialogo, al Teatro Plus una città che convive davvero

Condividere esperienze, sorrisi e momenti concreti è il modo migliore per capire chi ci sta accanto. Aosta lo dimostra: la convivenza tra culture e fedi diverse non è un’idea astratta, ma un fatto che si pratica ogni giorno, se si creano occasioni reali di incontro

Aosta si conferma uno spazio dove le differenze diventano opportunità, e “La città che ci unisce” lo ha dimostrato pienamente tra Teatro Plus e parco Puchoz. La partecipazione è stata ampia e trasversale: cittadini di religioni e provenienze diverse hanno scelto di esserci, portando curiosità, domande e tanta voglia di dialogo.

Cuore dell’iniziativa è stata la tavola rotonda “Ecologia della convivenza – Comunità e fedi diverse per abitare insieme la città”. Qui non si è parlato per teoria, ma per esperienza: rappresentanti religiosi e realtà del territorio hanno raccontato vita quotidiana, difficoltà e strumenti concreti per abitare insieme la città. Un momento vero di confronto, in cui ognuno ha potuto dire la sua senza filtri.

Il progetto, inserito nel programma LGNET3 e sostenuto dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, ha puntato sul pratico: incontrarsi, conoscersi, capire. La sala del Teatro Plus era piena di cristiani, musulmani e appartenenti ad altre comunità, tutti attivi nel dibattito. Come ha commentato una partecipante: “Qui non si ascolta solo con le orecchie, si ascolta con gli occhi e con il cuore”.

Intervento del sindaco Raffaele Rocco

Nel confronto è emerso un filo rosso: la convivenza non si costruisce con le parole, ma con le azioni. E a ricordarlo con chiarezza è stato l’assessore alle Politiche sociali, presìdi di comunità e biblioteche, Marco Gheller, che ha detto senza mezzi termini: “La convivenza non si improvvisa. Serve mettersi in gioco, uscire dagli uffici, creare momenti concreti dove le persone si incontrano davvero”. Gheller ha poi aggiunto: “Investire in dialogo diretto tra comunità diverse è l’unico modo per non restare chiusi in belle dichiarazioni di principio”.

Dopo il dibattito, l’iniziativa si è spostata al parco Puchoz, dove laboratori, giochi per bambini e una merenda interculturale hanno trasformato la partecipazione in esperienza concreta. Anche qui, la presenza di famiglie e giovani di fedi diverse ha dimostrato che il dialogo può diventare relazione quotidiana, fatta di gesti, sorrisi e piccoli scambi.

Ma il vero segnale di successo resta la partecipazione: non solo istituzioni e operatori, ma cittadini veri, famiglie e ragazzi hanno deciso di esserci, mostrando che la convivenza non è un tema astratto da dibattito, ma una realtà quotidiana da vivere insieme.

Marco Gheller

Aosta conferma così la sua vocazione: il pluralismo qui non si limita a esistere, si pratica con strumenti concreti. E iniziative come “La città che ci unisce” tracciano una strada chiara: meno retorica, più incontri reali, dove le differenze non dividono, ma costruiscono una comunità viva e partecipata.

pi.mi.

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