Salute in Valle d'Aosta - 18 marzo 2026, 13:21

Nella Petite Patrie boom dell’assistenza a domicilio: 3.225 anziani seguiti, quattordici volte più del 2019

La Valle d’Aosta supera con largo anticipo gli obiettivi del PNRR sull’assistenza domiciliare agli over 65. Crescita record senza sacrificare la qualità: il monte ore per paziente è il più alto d’Italia

Nella Petite Patrie  boom dell’assistenza a domicilio: 3.225 anziani seguiti, quattordici volte più del 2019

C’è un dato che da solo racconta meglio di tanti discorsi il cambio di passo della sanità valdostana: dagli appena 229 anziani assistiti a domicilio nel 2019 ai 3.225 di oggi. Un incremento del 1.308%, quattordici volte in più in pochi anni, che certifica un’evoluzione strutturale del sistema di cura, accelerata anche dall’esperienza della pandemia ma ormai diventata modello organizzativo stabile.

Al centro di questa trasformazione c’è l’Assistenza Domiciliare Integrata, un servizio che va ben oltre l’immagine, ormai superata, dell’infermiere che fa visita a casa. L’ADI è una presa in carico complessa e coordinata, che mette attorno al paziente un’équipe composta da medici di medicina generale, specialisti, infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari. Un lavoro di squadra che costruisce percorsi personalizzati e porta la sanità direttamente dentro le case, evitando spostamenti difficili, ricoveri non necessari e, soprattutto, permettendo agli anziani fragili di restare nel proprio ambiente di vita.

Il risultato raggiunto dalla Valle d’Aosta assume ancora più peso se letto nel contesto nazionale ed europeo. I dati arrivano infatti dal monitoraggio del PNRR, nell’ambito dell’investimento “Casa come primo luogo di cura”, uno degli indicatori chiave per la valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. Non solo la regione ha centrato l’obiettivo fissato per il 2026, ma lo ha fatto con largo anticipo, migliorando ulteriormente un trend già positivo registrato nel 2024.

Eppure, il vero elemento distintivo non è soltanto quantitativo. In molte realtà, l’aumento del numero di pazienti presi in carico a domicilio ha comportato una riduzione del tempo dedicato a ciascuno. Più assistiti, ma meno assistenza. In Valle d’Aosta è accaduto l’opposto: la crescita è stata accompagnata dal mantenimento – e anzi dal rafforzamento – della qualità. Il monte ore per paziente risulta oggi il più alto tra tutte le regioni italiane, come certificato anche dall’ultimo rapporto del CREA Sanità sui servizi domiciliari.

Una scelta che ha un valore che va oltre l’organizzazione sanitaria e tocca il piano sociale e culturale. «Portare le cure a casa delle persone non è solo una scelta organizzativa: è una scelta di civiltà», sottolinea l’assessore regionale alla Sanità, Carlo Marzi. L’obiettivo non è soltanto migliorare l’efficienza del sistema, ma garantire una qualità della vita migliore agli anziani e alle loro famiglie, riducendo al tempo stesso la pressione su ospedali e pronto soccorso.

Massimo Uberti, direttore generale Usl, e Carlo Marzi, assessore regionale sanità

Il quadro che emerge è quello di un sistema che ha retto a una sfida tutt’altro che scontata. «Tre anni fa ci chiedevano come avremmo fatto a raggiungere un incremento così impegnativo per rispettare il target PNRR. Lo abbiamo fatto», osserva il direttore generale dell’Azienda USL, Massimo Uberti. Dietro ai numeri, ricorda, ci sono professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio: infermieri, operatori socio-sanitari, medici e personale amministrativo. «Crescere così tanto senza abbassare la qualità non era scontato: significa che il sistema ha tenuto, e ha tenuto bene».

Un lavoro che ha riguardato anche l’organizzazione interna e la gestione dei dati, con un’attenzione particolare ai flussi informativi verso il Ministero, per evitare penalizzazioni legate alle specificità di una regione autonoma come la Valle d’Aosta.

Lo scenario di riferimento resta quello europeo, che indica come standard il raggiungimento del 10% della popolazione over 65 assistita a domicilio. Un traguardo che molte realtà faticano ancora ad avvicinare, mentre la Valle d’Aosta lo ha già superato. Ma il dato più interessante, al di là delle percentuali, è che questo risultato non è stato ottenuto comprimendo il servizio, bensì rafforzandolo.

In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente pressione sui sistemi sanitari, la scelta di investire sulla domiciliarità appare sempre meno come un’opzione e sempre più come una necessità. E qui, almeno per una volta, la Valle d’Aosta non insegue: anticipa.

pi.mi.

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