Secondo l’indagine dei Nas dei carabinieri, la paziente fragile sarebbe stata strattonata e trattata con modalità ritenute lesive della dignità personale. Per entrambe è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione.
La procura di Aosta ha chiesto il rinvio a giudizio per due operatrici socio-sanitarie di 59 e 61 anni accusate di presunti maltrattamenti ai danni di un’anziana ospite della micro comunità di Valtournenche. L’indagine, condotta dal Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) dei carabinieri di Aosta, ruota attorno a una serie di comportamenti che gli investigatori ritengono incompatibili con il rispetto dovuto a una persona fragile e non autosufficiente.
Al centro della vicenda c’è una donna ultraottantenne con gravi condizioni di fragilità psico-fisica, ospite della struttura assistenziale. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, le due operatrici avrebbero tenuto atteggiamenti ritenuti “fortemente lesivi della dignità personale della paziente”, in particolare durante le operazioni quotidiane di assistenza.
In alcune circostanze – sempre secondo la ricostruzione investigativa – l’anziana sarebbe stata “bruscamente strattonata” mentre si trovava nel letto, con l’obiettivo di facilitarne gli spostamenti o i movimenti. Episodi che, se confermati nel corso del procedimento giudiziario, configurerebbero un comportamento incompatibile con le regole di assistenza e tutela previste per le persone non autosufficienti.
La magistratura ha nel frattempo disposto nei confronti delle due indagate una misura cautelare interdittiva: il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale nel settore sociosanitario. Si tratta di un provvedimento adottato per evitare che le indagate possano continuare a svolgere mansioni a contatto con persone fragili durante la fase delle indagini e dell’eventuale processo.
L’udienza preliminare, nella quale il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura, non è ancora stata fissata. Sarà quella la sede in cui le difese potranno contestare le accuse e presentare eventuali elementi a favore delle due operatrici.
Il caso riporta l’attenzione sulla delicata realtà delle micro comunità per anziani, strutture diffuse anche in Valle d’Aosta e pensate per offrire assistenza residenziale a persone non autosufficienti in contesti di dimensioni ridotte e più familiari rispetto alle grandi residenze sanitarie assistenziali. Proprio per questo modello, basato su un rapporto diretto e quotidiano tra operatori e ospiti, la qualità dell’assistenza e il rispetto della dignità delle persone rappresentano elementi centrali e imprescindibili.
Le indagini dei Nas, reparto specializzato dell’Arma dei carabinieri che opera su tutto il territorio nazionale nel controllo delle strutture sanitarie e socio-assistenziali, negli ultimi anni hanno più volte evidenziato criticità nella gestione di alcune strutture per anziani, portando all’apertura di procedimenti giudiziari in diverse regioni italiane.
Nel caso della micro comunità di Valtournenche sarà ora il percorso giudiziario a chiarire le responsabilità e a stabilire se i comportamenti contestati costituiscano effettivamente maltrattamenti o se possano essere ricondotti a dinamiche assistenziali interpretate in modo diverso dagli investigatori. Nel frattempo resta l’attenzione pubblica su un tema particolarmente sensibile: la tutela delle persone più fragili e la qualità dell’assistenza nelle strutture dedicate alla terza età.





