Preoccupazione e toni molto netti da parte dei sindacati dei trasporti sul nuovo bando di gara per il servizio di sorveglianza antincendio e primo soccorso al traforo del Monte Bianco. A esprimere forti perplessità sono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, intervenute oggi in audizione davanti alla Commissione Lavoro della Camera in merito alla gara indetta dal GEIE TMB.
Secondo le tre organizzazioni sindacali, il bando non offrirebbe garanzie adeguate né sul piano occupazionale né su quello economico. “La gara – spiegano – non garantisce il mantenimento degli attuali livelli occupazionali riferiti agli 83 lavoratori attualmente in servizio e non contiene alcuna richiesta volta ad assicurare le medesime condizioni economiche, contrattuali e retributive”.
Un quadro che alimenta forti timori tra i rappresentanti dei lavoratori. “Siamo preoccupati – sottolineano – perché le garanzie previste risultano insufficienti sia per quanto riguarda la clausola sociale sia per la tutela delle retribuzioni”.
Al centro delle critiche non c’è soltanto la questione occupazionale, ma anche il tema della sicurezza. I sindacati ricordano infatti che l’attuale organizzazione del servizio nasce dopo la tragedia che nel 1999 sconvolse il traforo alpino.
Il riferimento è al drammatico incendio che costò la vita a 39 persone, un evento che segnò profondamente la gestione della sicurezza nel tunnel che collega Courmayeur a Chamonix.
“Non è assolutamente possibile rivedere al ribasso l’operatività in termini di sicurezza per l’utenza – hanno ribadito durante l’audizione –. Dopo la tragedia del 1999 sono state introdotte misure stringenti, affidate a personale altamente qualificato e specializzato”.
Per questo motivo Filt, Fit e Uiltrasporti chiedono che agli 83 lavoratori attualmente impiegati venga garantita la piena continuità occupazionale insieme alle attuali condizioni retributive, considerate coerenti con il livello di professionalità richiesto.
Un tema che riguarda non solo i dipendenti coinvolti ma anche la sicurezza di una delle principali infrastrutture alpine. Ogni anno, ricordano i sindacati, circa un milione e mezzo di veicoli attraversano il traforo del Monte Bianco, rendendo essenziale un sistema di prevenzione e intervento rapido affidato a personale adeguatamente formato.
Le organizzazioni sindacali annunciano ora attenzione sulle prossime mosse della politica. “Nei prossimi giorni – concludono – verificheremo quali azioni verranno messe in campo per evitare che su un’infrastruttura strategica come questa si possano registrare operazioni di mera riduzione dei costi a discapito della sicurezza”.
Un avvertimento che suona come un appello chiaro: quando si parla di sicurezza in un traforo internazionale, il risparmio non può diventare il criterio dominante.





