CRONACA - 09 marzo 2026, 10:11

Il tribunale delle ferite: cresce l’attività del Teip tra giustizia canonica e accompagnamento pastorale

Sono in aumento le richieste di nullità matrimoniale esaminate dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese. Nel 2025 presentati 84 libelli e concluse 62 cause. Il cardinale Roberto Repole ricorda che dietro i numeri ci sono storie personali spesso dolorose. L’attività del tribunale riguarda anche la Valle d’Aosta, un solo caso, dove molti fedeli si rivolgono alla struttura torinese per affrontare situazioni matrimoniali complesse

Il tribunale delle ferite: cresce l’attività del Teip tra giustizia canonica e accompagnamento pastorale

Dietro una sigla apparentemente tecnica si nasconde un pezzo importante della vita della Chiesa e, soprattutto, delle storie personali di molte famiglie. Il Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese (Teip) è infatti il luogo in cui vengono esaminate le cause di nullità matrimoniale delle diocesi del Piemonte e, di fatto, anche di molti fedeli della Valle d'Aosta, che tradizionalmente fanno riferimento alla struttura torinese per le procedure canoniche.

Sabato 7 marzo, nella sede torinese della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, è stato inaugurato il nuovo anno giudiziario del tribunale. L’appuntamento è servito come sempre per fare il punto sull’attività svolta nell’anno precedente e per riflettere sul significato ecclesiale di questo lavoro spesso poco conosciuto ma molto delicato.

Il moderatore del tribunale, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha voluto ricordare proprio questo aspetto umano e pastorale dell’attività giudiziaria. «Dietro la sigla del tribunale – ha sottolineato – ci sono persone e un servizio spesso intenso: attraverso questo lavoro la Chiesa incontra molte delle ferite della nostra umanità, offrendo vicinanza, tenerezza, misericordia e giustizia».

Parole che restituiscono bene il senso di un’istituzione che non è soltanto un organo giuridico, ma anche uno spazio di ascolto e discernimento per chi vive la sofferenza di un matrimonio fallito.

La cerimonia di apertura si è svolta alla presenza di diversi vescovi piemontesi e si è aperta con la preghiera e con il giuramento di tre nuovi collaboratori del tribunale: i giudici Alessio Michele Soldano e don Dario Ruà e il nuovo difensore del vincolo don Filippo Massarenti.

Il momento centrale dell’incontro è stata però la relazione annuale presentata dal vicario giudiziale Ettore Signorile, che ha illustrato nel dettaglio l’attività del tribunale nel corso del 2025.

Il dato più significativo riguarda l’aumento delle richieste di nullità matrimoniale. Nell’ultimo anno sono stati presentati 84 nuovi libelli, cioè le domande formali con cui si avvia il processo canonico. Si tratta di un numero superiore rispetto all’anno precedente e persino rispetto al 2021, confermando una tendenza che negli ultimi anni appare abbastanza costante.

Secondo Signorile questo incremento è dovuto anche a un maggiore lavoro di informazione e accompagnamento pastorale svolto nelle diocesi. In altre parole, sempre più persone vengono informate della possibilità di verificare la validità del proprio matrimonio attraverso gli strumenti previsti dal diritto canonico.

Nel complesso il tribunale ha attualmente 105 cause di primo grado ancora pendenti, mentre nel corso del 2025 ne sono state concluse 62. Di queste, 58 sono state trattate con il processo ordinario di primo grado, due con il cosiddetto processo brevior – la procedura semplificata introdotta da Papa Francesco – e due in secondo grado.

Dal punto di vista dei tempi, la maggior parte delle cause si conclude relativamente in fretta. «Buona parte dei procedimenti – ha spiegato Signorile – arriva a sentenza entro un anno, mentre quelli più complessi richiedono mediamente circa quattordici mesi».

Un altro dato interessante riguarda l’esito delle cause. Nel 2025 le sentenze negative sono state tre, pari a circa il 5 per cento delle decisioni di primo grado. Negli ultimi cinque anni la percentuale di sentenze che confermano la validità del matrimonio oscilla tra il 4 e il 7 per cento. Questo significa che l’esito del processo non è affatto scontato.

Il vicario giudiziale ha ricordato infatti che «la validità del matrimonio gode del favore del diritto»: il compito del tribunale è quindi verificare con attenzione se al momento della celebrazione esistessero davvero le condizioni per un consenso matrimoniale valido.

Guardando più da vicino alle motivazioni delle cause, emerge un cambiamento significativo nella natura dei casi esaminati. Nel 2025 i capi di nullità legati all’incapacità consensuale sono stati 92, contro 27 casi di simulazione del consenso. Una differenza che secondo Signorile riflette una trasformazione culturale più profonda.

Sempre più spesso, infatti, i processi riguardano situazioni in cui uno dei coniugi non era realmente in grado di assumere gli impegni del matrimonio sacramentale. Una situazione che molti canonisti collegano alla crescente distanza di una parte dei fedeli dalla fede e dal significato religioso del matrimonio.

Il tribunale svolge inoltre un lavoro preliminare molto importante. Nel 2025 i patroni stabili del Teip hanno effettuato 97 colloqui preliminari con persone interessate a valutare l’eventuale avvio di una causa di nullità. Da questi incontri sono nati 43 nuovi libelli, quasi la metà delle domande complessive. Gli avvocati del foro ecclesiastico ne hanno presentati altri 41, ai quali si aggiunge un appello.

Accanto ai numeri, la relazione ha insistito anche sulla dimensione pastorale di questo lavoro. «Il processo – ha ricordato Signorile – non è una tensione tra interessi contrapposti, ma uno strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso concreto».

Durante la mattinata sono intervenuti anche Paolo Bianchi, vicario giudiziale del tribunale d’appello del Teip, e Giovanni Bagnus, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico diocesano di Alessandria, con due relazioni dedicate al bilancio della riforma dei processi matrimoniali a dieci anni dal motu proprio di Papa Francesco che ha semplificato e reso più accessibili le procedure canoniche.

Nel suo intervento conclusivo il cardinale Repole ha infine invitato a leggere il lavoro del tribunale nel contesto dei profondi cambiamenti sociali che stanno attraversando la famiglia e la società. «Anche un’istituzione con una grande storia come il tribunale ecclesiastico – ha osservato – deve interrogarsi su come esercitare oggi la propria responsabilità, valorizzando il patrimonio di conoscenza e di sapienza senza limitarsi a ripetere il passato».

Un tema che riguarda da vicino anche le comunità ecclesiali più piccole, come quella valdostana. Pur avendo una propria diocesi guidata dal vescovo Franco Lovignana, la Diocesi di Aosta continua infatti ad appoggiarsi alla struttura giudiziaria torinese per le cause matrimoniali. E anche qui, come nel resto del Nord-Ovest, i cambiamenti culturali e la fragilità delle relazioni stanno portando sempre più spesso le persone a confrontarsi con queste procedure.

Dietro i dati statistici, insomma, resta soprattutto un mosaico di storie personali: matrimoni nati con speranza e finiti tra incomprensioni, fragilità psicologiche o percorsi di vita incompatibili. Ed è proprio in questo spazio delicato tra diritto, fede e vita concreta che il tribunale ecclesiastico continua a svolgere il suo compito più difficile: cercare la verità senza dimenticare la misericordia.

pi.mi.

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