CULTURA - 04 marzo 2026, 10:30

Dal buio alla luce: 366 albe per Michel, un progetto che unisce e salva

Una mostra e un concorso fotografico trasformano il dolore per la scomparsa di Michel Belli in un percorso collettivo di prevenzione, ascolto e solidarietà. Dal 14 marzo 2026 a Plus Cafè prende vita un’iniziativa che coinvolgerà tutta la Valle d’Aosta per rompere il silenzio sul suicidio e costruire reti di sostegno

Dal buio alla luce: 366 albe per Michel, un progetto che unisce e salva

Ci sono storie che spezzano il fiato. E ce ne sono altre che, pur nascendo dal dolore più profondo, riescono a diventare luce per gli altri. Il progetto mostra/concorso fotografico in ricordo di Michel Belli nasce proprio da qui: dall’amore di una famiglia che ha scelto di non chiudersi nel silenzio, ma di trasformare una perdita devastante in un gesto pubblico di cura e responsabilità collettiva.

Michel se n’è andato nel 2024, a seguito di un suicidio. Aveva negli occhi e nell’obiettivo della sua macchina fotografica uno sguardo capace di cogliere dettagli, ombre, albe, frammenti di mondo. Nell’ultimo anno della sua vita aveva realizzato oltre 200 fotografie. Tracce di giorni vissuti, emozioni trattenute, silenzi forse mai pronunciati. Da quelle immagini ne sono state selezionate 35: non semplici scatti, ma respiri impressi su carta.

Il Circolo fotografico Incontroluce, insieme all’associazione Il Mandorlo Fiorito, alla cooperativa sociale Noi e gli altri e con il supporto di Plus Aosta, ha accolto la proposta della famiglia di Michel dando forma a un progetto ampio, strutturato e profondamente umano. Un progetto sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, dal CSV Valle d'Aosta e dalla Fondazione Comunitaria della Valle d'Aosta, nell’ambito delle iniziative del Progetto regionale di prevenzione del suicidio (D.G.R. 522/2022).

La mostra, dal titolo intenso e poetico “366 Albe: quello che resta negli occhi”, sarà inaugurata il 14 marzo 2026 alle ore 17 al Plus Cafè di Aosta. Non sarà soltanto un evento culturale, ma un momento di condivisione profonda. Ogni fotografia racconterà qualcosa che resta: uno spiraglio di luce, un dettaglio urbano, un orizzonte montano, un’ombra che interroga. Dal mese di aprile fino ad agosto, l’esposizione diventerà itinerante, attraversando il territorio regionale, raggiungendo anche le valli laterali e le aree più periferiche. Perché il messaggio non può restare confinato: deve camminare, incontrare, toccare.

Nella stessa occasione verrà lanciato il concorso fotografico “Dal buio alla luce”, aperto a tutte e tutti, senza limiti di età. Un invito potente: usare la fotografia come linguaggio dell’anima, come spazio sicuro in cui far emergere emozioni, fragilità, speranze. Non serve essere professionisti. Serve il coraggio di guardarsi dentro. Il concorso si concluderà il 10 settembre 2026, in occasione della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio, con una premiazione che sarà anche celebrazione del coraggio di esprimersi.

Non si tratta solo di un concorso. Sono previsti laboratori e incontri formativi guidati da fotografi, momenti pubblici di confronto, spazi educativi dedicati alla salute mentale. La fotografia diventa così uno strumento narrativo ed emotivo, capace di superare il limite delle parole, di dare forma a ciò che spesso resta impronunciabile. Per molti giovani può essere il primo passo verso un dialogo, verso una richiesta di aiuto, verso la consapevolezza di non essere soli.

Questo progetto ha un obiettivo chiaro e urgente: prevenire il disagio psicologico e il rischio di comportamenti estremi, promuovendo reti di sostegno e comportamenti sociali solidali. Ma ha anche un’ambizione più profonda: cambiare lo sguardo collettivo sul suicidio, rompere lo stigma, normalizzare la richiesta di aiuto. Mostrare che chiedere supporto non è una sconfitta, ma un atto di forza e responsabilità.

In una comunità piccola come quella valdostana, ogni perdita è una ferita che attraversa tutti. Per questo lo spirito solidaristico non è un concetto astratto: è una necessità concreta. Significa trasformare un ricordo personale in patrimonio condiviso. Significa fare in modo che il nome di Michel non resti legato soltanto alla sua assenza, ma diventi simbolo di attenzione reciproca, di ascolto, di presenza.

“366 Albe” è un titolo che parla di tempo, di ciclicità, di giorni che tornano anche quando sembrano finiti. È un invito a non distogliere lo sguardo dal dolore, ma a restarci accanto. È la prova che dalla frattura può nascere una rete, e che una comunità, quando sceglie di unirsi, può diventare argine contro la solitudine.

Dal buio alla luce non è solo il nome di un concorso. È un cammino collettivo. E ogni passo, ogni fotografia, ogni parola condivisa può essere una mano tesa verso chi, in silenzio, sta lottando.

pi.mi.

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