CULTURA - 04 marzo 2026, 08:50

Addio a Jolanda Stevenin, memoria viva della Valle del Lys

Si è spenta a 94 anni l’insegnante e instancabile studiosa che ha raccontato per decenni la storia, la cultura e le tradizioni di Gaby e della Valle d’Aosta. I funerali venerdì alle 15 nel suo paese natale

Addio a Jolanda Stevenin, memoria viva della Valle del Lys

La Valle del Lys perde una delle sue voci più autorevoli e appassionate. È morta a 94 anni Jolanda Stevenin, insegnante, ricercatrice e autrice di numerosi volumi e centinaia di articoli dedicati alla storia, alla cultura e alle tradizioni di Gaby, della Valle del Lys e dell’intera Valle d’Aosta. I funerali saranno celebrati venerdì alle ore 15 nella chiesa parrocchiale di Gaby, il suo paese, al quale ha dedicato una parte fondamentale del proprio lavoro e della propria vita.

Per generazioni di studenti è stata prima di tutto “la maestra”, una figura capace di trasmettere rigore e curiosità, amore per la lingua e rispetto per le radici. Ma al di fuori delle aule scolastiche, Jolanda Stevenin è stata soprattutto una custode della memoria collettiva. In un territorio dove l’identità si intreccia con le parlate locali, le tradizioni walser, la storia delle famiglie e delle comunità alpine, il suo lavoro ha rappresentato un punto di riferimento costante.

Con pazienza e metodo ha raccolto testimonianze orali, consultato archivi parrocchiali e comunali, ricostruito alberi genealogici, documentato usi e costumi che rischiavano di andare dispersi. I suoi libri – frutto di anni di ricerca – hanno contribuito a fissare sulla carta frammenti preziosi di una civiltà alpina che nel Novecento ha conosciuto trasformazioni radicali: dallo spopolamento delle frazioni di montagna all’emigrazione, dalla fine di alcune attività tradizionali alla lenta riscoperta dell’identità culturale locale.

Accanto ai volumi, resta impressionante la mole di articoli pubblicati sulle principali riviste valdostane, dove ha affrontato temi che spaziavano dalla microstoria di Gaby alle vicende più ampie della Valle del Lys, fino a riflessioni sulla storia regionale. Scriveva con chiarezza, senza cedere al folclore facile, ma con l’obiettivo di restituire complessità e dignità a un patrimonio culturale spesso considerato “minore” solo perché radicato nei piccoli numeri delle comunità alpine.

Il suo lavoro si inserisce in quella tradizione di studiosi locali che, lontano dai riflettori accademici, hanno costruito nel tempo un archivio diffuso della memoria valdostana. Senza questo paziente lavoro di ricostruzione, molti aspetti della vita quotidiana di un tempo – dalle feste patronali alle consuetudini agricole, dai soprannomi di famiglia ai toponimi delle frazioni – sarebbero oggi più sbiaditi.

Chi l’ha conosciuta ricorda la sua determinazione e la sua discrezione. Non cercava visibilità, ma precisione. Non inseguiva mode culturali, ma la fedeltà alle fonti. In un’epoca in cui la velocità dell’informazione rischia di appiattire tutto sul presente, Jolanda Stevenin ha rappresentato l’esatto contrario: il tempo lungo della ricerca, l’ascolto degli anziani, la verifica paziente dei documenti.

La sua scomparsa lascia un vuoto non soltanto affettivo, ma culturale. Perché nelle piccole comunità alpine la memoria non è un lusso: è un elemento strutturale dell’identità. E figure come la sua hanno avuto il merito di trasformare i ricordi in patrimonio condiviso, mettendoli a disposizione delle generazioni future.

Venerdì pomeriggio, a Gaby, non si celebrerà soltanto un funerale. Sarà anche un momento di riconoscenza collettiva verso una donna che ha saputo raccontare la sua terra con passione, competenza e amore profondo. E che, attraverso le sue pagine, continuerà a parlare alla Valle del Lys e all’intera Valle d’Aosta.

pi.mi/fs

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