“La teologia serve per l’annuncio del Vangelo”, per questo “è parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa”. Leone XIV lo afferma nel discorso rivolto oggi, 2 marzo, alle comunità della Facoltà Teologica Pugliese e dell’Istituto Teologico di Calabria, ricevute in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. “La formazione teologica” è “una chiamata rivolta a tutti”, non “un destino per pochi specialisti”: è necessaria per “approfondire il mistero della fede e ricevere gli strumenti utili a portare avanti con passione il «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale» della Buona Novella”.
Il Vescovo di Roma chiede una teologia incarnata, capace di offrire uno sguardo più ampio sulla realtà sociale e di generare un pensiero critico e profetico. Un investimento culturale per il futuro, in grado di disinnescare le logiche della rassegnazione e dell’indifferenza.
Rivolgendosi alle due istituzioni, provenienti da regioni dell’Italia meridionale “bagnate dalla bellezza e dalla vastità del mare”, il Papa riprende un’espressione già usata da Francesco con gli scrittori de La Civiltà Cattolica: “Restate in mare aperto”. Il cattolico non deve averne paura, “non deve cercare il riparo di porti sicuri”. Oggi più che mai, osserva, c’è bisogno di questo atteggiamento nei contesti in cui la fede dev’essere annunciata e inculturata.
Non si tratta di accumulare nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di intraprendere un “viaggio” in due direzioni: da una parte “scendere in profondità”, scrutando il mistero di Dio e le dimensioni della fede cristiana; dall’altra “andare oltre”, per trovare nuove forme e nuovi linguaggi con cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia.
“Fare teologia insieme” è l’invito che Leone XIV rivolge alle due realtà accademiche, lodando il cammino di unità già avviato. Una sinergia che “promuove la comunione tra le diocesi, favorisce il superamento di antichi campanilismi e incoraggia un cammino ecclesiale all’insegna dell’unità e della fraternità”. Solo così è possibile costruire un orizzonte comune e una convergenza sulle sfide pastorali.
Una formazione al servizio dell’annuncio, sottolinea, è possibile soltanto insieme: navigando in mare aperto, ma non come solitari. Significa lasciare il proprio porto sicuro, andare oltre i confini territoriali ed ecclesiali, coltivare incontro, confronto, ascolto reciproco e dialogo, nella comunione tra le Chiese che mette in connessione risorse, competenze e carismi.
Da questo lavoro condiviso nascono frutti concreti. Gli orizzonti intellettuali, spirituali e pastorali si allargano, si generano prospettive comuni e un impegno ecclesiale più radicato nel territorio, capace di rinnovare stili e linguaggi della fede nel contesto reale. Si può diventare anche “un laboratorio” che prepara futuri presbiteri e operatori pastorali a vivere relazioni ecclesiali nello stile sinodale, dove ministeri e carismi si completano a vicenda “superando ogni chiusura”.
C’è poi la capacità di leggere le sfide sociali. Il Papa richiama le “numerose problematiche” della Calabria e della Puglia: la crisi del lavoro, l’emigrazione, le forme di oppressione, di schiavitù e di ingiustizia che “invocano una coscienza nuova e un impegno audace da parte di tutti”.
L’auspicio finale è che cresca una comunità accademica in cui candidati al ministero ordinato, consacrati, consacrate, laici e laiche si formino insieme, aiutando le comunità cristiane a diventare “segno del Vangelo e cantieri di speranza”. Un mosaico di unità e comunione che consenta di abitare il mondo tra fedeltà e creatività, tradizione e novità, unità e diversità, in ascolto di ciò che lo Spirito continua a dire alla Chiesa. (fonte Tiziana Campisi – VN)





