Le Messager Campagnard - 02 marzo 2026, 19:14

Al via il nuovo disciplinare di produzione della Fontina Dop

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che aggiorna il disciplinare della Fontina Dop: più flessibilità nella trasformazione del latte, possibilità di termizzazione e trattamento HPP prima della commercializzazione. Obiettivo dichiarato: migliorare sostenibilità, qualità del lavoro e competitività della filiera, senza intaccare le caratteristiche organolettiche del formaggio simbolo della Valle d’Aosta

Una fase della lavorazione della Fontina

Una fase della lavorazione della Fontina

C’è qualcosa di profondamente condiviso nella Fontina. Non è soltanto un formaggio: è un gesto antico che si ripete ogni giorno nelle stalle di montagna, è un sapere tramandato, è il risultato di una comunità che ha scelto di restare in quota e di trasformare la fatica in identità. Quando si parla di Fontina, si parla della Valle d’Aosta nella sua essenza più genuina.

Ora quella tradizione si aggiorna, senza tradirsi. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 48 del 27 febbraio 2026, del decreto della Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare del Masaf, diventano effettive le modifiche ordinarie al disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta “Fontina”. Le novità riguardano in particolare gli articoli 3 e 6, dedicati alla trasformazione e alla stagionatura, e sono il frutto della decisione unanime dell’assemblea straordinaria del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina del 22 maggio scorso.

L’obiettivo è chiaro: rendere la filiera più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale, migliorando al tempo stesso la qualità del lavoro in stalla e nei caseifici. Tra le principali novità c’è la possibilità di utilizzare latte derivante da una o più mungiture consecutive, avviandolo alla lavorazione entro 40 ore dalla prima mungitura. Se non trasformato subito, il latte potrà essere refrigerato direttamente in stalla a una temperatura compresa tra +2 e +6 gradi, grazie ad attrezzature dotate di agitatore.

Un passaggio non secondario. Significa, in concreto, slegare gli orari di mungitura da quelli di consegna al caseificio. L’allevatore non sarà più costretto a mungere nel cuore della notte per rispettare la raccolta delle prime ore del mattino: potrà conferire anche il latte del giorno precedente, mantenendo le due mungiture giornaliere. Una svolta organizzativa che riduce i turni massacranti, i costi, i consumi energetici e i trasporti, con meno chilometri percorsi e minore impatto ambientale.

Il disciplinare introduce inoltre la possibilità di sottoporre il latte a termizzazione, con trattamento minimo a 64 gradi per almeno 40 secondi, finalizzato alla riduzione della carica microbica di batteri patogeni e anticaseari, mantenendo valori di fosfatasi positiva. Una scelta supportata da studi scientifici che, insieme alla possibilità di applicare alle forme un trattamento HPP (High Pressure Processing) prima dell’immissione in commercio, punta a rafforzare sicurezza e stabilità del prodotto.

Secondo le ricerche condotte dal Consorzio in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, questi interventi non alterano le caratteristiche chimico-fisiche, microbiologiche e organolettiche che rendono unica la Fontina Dop. E questo è il punto decisivo: innovare senza snaturare.

La Fontina resta ciò che è sempre stata: un formaggio prodotto esclusivamente in Valle d’Aosta, in un territorio montano che arriva oltre i 2.500 metri di quota, dove morfologia e clima rendono ogni fase produttiva più complessa e impegnativa. Gli ingredienti sono solo tre: sale, caglio e latte intero proveniente da bovine di razza valdostana autoctona. Un equilibrio irriproducibile altrove, perché strettamente legato all’ambiente alpino.

Produzione, stagionatura e confezionamento avvengono interamente entro i confini regionali. Dal 1996 la Fontina è iscritta nel registro europeo delle Dop, riconoscimento che ne tutela origine e metodo produttivo. Una forma pesa in media nove chilogrammi e richiede circa cento litri di latte, prodotti da una decina di bovine. Con una produzione annua attorno alle 400 mila forme e un valore al consumo che supera i 50 milioni di euro, rappresenta una delle principali Dop vaccina italiane.

Ma dietro i numeri c’è una questione più profonda. Operare in montagna significa confrontarsi con costi crescenti, condizioni climatiche difficili e ritmi imposti dal bestiame. Negli ultimi anni, tutto questo ha reso più fragile il ricambio generazionale. Le modifiche al disciplinare nascono anche per questo: offrire strumenti concreti per rendere l’attività più sostenibile e attrattiva, soprattutto nelle zone marginali e lontane dai caseifici.

La Fontina, in fondo, continua a essere un patto tra passato e futuro. Resta fedele alla sua storia, ma sceglie di adattarsi per sopravvivere. E in una regione come la Valle d’Aosta, dove identità e territorio coincidono, non è solo un aggiornamento tecnico: è una scelta di comunità.

pi.mi.

SU