C’è un modo di raccontare la montagna che va oltre l’escursionismo, oltre la cronaca delle imprese, oltre perfino la nostalgia. È il modo di chi la montagna la vive come una maestra severa e generosa, come un luogo dell’anima prima ancora che una geografia. Sarà questo il filo conduttore della serata in programma al Salone Polivalente di Pinasca, dove Giorgio Bonino e Lodovico Marchisio presenteranno il loro libro davanti al pubblico delle valli pinerolesi.
Il volume, scritto a quattro mani, è un vero atto d’amore verso la montagna. Non una semplice raccolta di itinerari o di ricordi, ma un racconto capace di restituire al lettore le emozioni profonde che solo le Terre Alte sanno offrire: la fatica che tempra, il silenzio che rimette ordine nei pensieri, la bellezza aspra che costringe a guardarsi dentro. Tra le pagine si respira la spinta alla rinascita, quella forza discreta che i monti emanano e che accompagna chi li frequenta nei momenti di difficoltà, trasformando ogni salita in una metafora del ricominciare.
Bonino e Marchisio non parlano soltanto di cime e sentieri. Parlano di uomini e donne che sanno capire la montagna, che ne rispettano i tempi e i limiti, che riconoscono in essa una scuola di vita. È un omaggio a chi non cerca scorciatoie, a chi accetta la sfida del dislivello come occasione di crescita personale. In un’epoca in cui tutto corre veloce, il loro racconto invita a rallentare, ad ascoltare il vento, a misurarsi con la propria fragilità.
A dialogare con gli autori sarà Marco Margrita, giornalista e direttore della rivista “Comunità Connesse”, che accompagnerà il pubblico dentro le pieghe del libro con domande e riflessioni, intrecciando esperienza personale e sguardo professionale. La sua presenza promette di arricchire il confronto, trasformando la presentazione in un momento di approfondimento e condivisione.

La serata si preannuncia come un’occasione preziosa per chi ama la montagna non solo come luogo fisico ma come dimensione interiore. Un appuntamento che parla di resilienza, di identità, di comunità legate ai propri territori. Perché la montagna, quando la si sa ascoltare, non è mai soltanto uno sfondo: è una voce che continua a chiamare, invitando a salire ancora, a ricominciare sempre.





