C’è un’Italia che ogni anno mette sul tavolo oltre 157 miliardi di euro inseguendo un sogno. Una cifra impressionante, superiore alla spesa sanitaria di molte regioni, che racconta meglio di qualsiasi slogan la dimensione del fenomeno. Dietro quei numeri ci sono 18 milioni di persone che tentano la fortuna: pensionati, lavoratori precari, giovani attratti dall’online, famiglie che cercano una scorciatoia in un tempo di incertezze. Ma dietro quei numeri, troppo spesso, ci sono anche interessi criminali.
Lunedì 23 febbraio alle 20h30, nella sede associativa di via Boson 6 ad Aosta, Libera Valle d’Aosta presenterà il dossier “Azzardomafie”, un lavoro che fotografa con dati, storie e inchieste giudiziarie l’intreccio tra gioco legale e gioco criminale nel nostro Paese. Non una denuncia generica, ma un’analisi puntuale che attraversa quattordici anni di indagini e sentenze.
Tra il 2010 e il 2024 sono 147 i clan censiti che hanno operato nel settore dell’azzardo, muovendosi con disinvoltura tra attività illegali e apparentemente legali. Un sistema che ha coinvolto 25 Procure Antimafia e toccato 16 regioni italiane. Non si tratta solo di bische clandestine o scommesse truccate: le organizzazioni criminali entrano nelle società di gestione, nei noleggi di apparecchi, nel controllo delle sale, nel riciclaggio attraverso piattaforme online. L’azzardo è diventato un terreno privilegiato perché garantisce flussi di denaro continui, difficili da tracciare e socialmente “normalizzati”.
Il dossier sarà presentato alla presenza di Josè Fava, tra le curatrici del lavoro, e di Bruno Trentin, presidente dell’associazione MiRipiglio – SOS Gioco d’Azzardo, realtà che ogni giorno intercetta storie di dipendenza e di caduta sociale. Perché accanto ai grandi numeri c’è il volto meno visibile del fenomeno: quello delle famiglie indebitate, delle solitudini digitali, dei piccoli centri dove la sala slot resta l’unico luogo illuminato fino a tardi.
Negli ultimi anni il settore si è trasformato profondamente. L’online ha ampliato a dismisura l’accesso, rendendo il gioco disponibile 24 ore su 24, senza mediazioni sociali, senza sguardi esterni. Le inchieste giudiziarie hanno dimostrato come proprio la dimensione digitale sia diventata uno spazio privilegiato per riciclaggio e frodi fiscali. Il confine tra lecito e illecito si fa più sottile, più opaco, più difficile da raccontare.
Eppure il successo dell’azzardo legale nasce da una promessa semplice e potente: cambiare vita. In un Paese dove la mobilità sociale è ferma da anni, la vincita diventa l’illusione di un ascensore che riparte. È qui che si inserisce la riflessione più scomoda del dossier: quanto il sistema complessivo, pur formalmente regolato dallo Stato, finisca per alimentare una cultura dell’attesa miracolistica, su cui le mafie sanno innestarsi con straordinaria abilità.
Alla serata parteciperà anche il Questore di Aosta, Gian Maria Sertorio, a sottolineare la dimensione istituzionale del tema e la necessità di un’alleanza tra forze dell’ordine, associazioni e comunità locali. Non è solo una questione repressiva, ma culturale e sociale.
“Azzardomafie” restituisce così l’immagine di un Paese in bilico: da una parte la voglia di riscatto, dall’altra un meccanismo economico che troppo spesso specula sulla fragilità. E la domanda, alla fine, resta aperta: quanto siamo disposti a considerare “normale” un sistema che muove cifre colossali, mentre nelle periferie – grandi o piccole che siano – aumentano i casi di dipendenza e le richieste di aiuto?
Ad Aosta, lunedì sera, non si parlerà soltanto di numeri. Si parlerà di scelte politiche, di responsabilità collettive, di prevenzione possibile. Perché l’azzardo non è mai solo un gioco. È uno specchio del nostro tempo.





