Aosta Capitale - 19 febbraio 2026, 10:24

Aosta riflette su autonomia ed Europa: il dialogo tra Lettere Patenti e Carta di Chivasso

Ieri pomeriggio il Salone Ducale di Aosta ha ospitato un incontro pubblico che ha messo in luce il valore dell’autonomia come progetto europeo e responsabilità istituzionale, dal 1848 della Lettere Patenti fino alla Dichiarazione di Chivasso. Marco Gheller tra i protagonisti, a sottolineare l’attualità dei temi

Aosta riflette su autonomia ed Europa: il dialogo tra Lettere Patenti e Carta di Chivasso

Ieri pomeriggio, martedì 17 febbraio, il Salone Ducale di Aosta ha accolto l’incontro pubblico “Le Lettere Patenti e Dichiarazione di Chivasso: dialogo tra autonomia e identità”, un momento che ha superato la semplice ricostruzione storica per diventare una riflessione attuale sul senso dell’autogoverno, delle minoranze e di un’Europa delle comunità alpine.

Al centro della discussione due documenti chiave. Le Lettere Patenti, emanate nel febbraio 1848 da Carlo Alberto, concessero ai Valdesi e agli Ebrei del Regno di Sardegna diritti civili e politici, ponendo fine a secoli di discriminazioni. Un passaggio decisivo non solo sul piano giuridico, ma anche culturale: la libertà religiosa e la piena partecipazione alla vita pubblica segnarono una svolta verso uno Stato più inclusivo e moderno.

La Dichiarazione di Chivasso, redatta nel dicembre 1943 da esponenti della Resistenza valdostana e piemontese, compì un passo ulteriore: delineò un progetto istituzionale fondato sul riconoscimento delle autonomie locali e delle minoranze linguistiche, anticipando principi poi recepiti dalla Costituzione repubblicana. Non un documento di circostanza, ma una visione politica precisa, maturata nel pieno della lotta antifascista, che poneva al centro pluralismo, sussidiarietà e responsabilità territoriale.

La Carta di Chivasso continua idealmente lo spirito delle Lettere Patenti, ampliandone l’emancipazione in chiave democratica e autonomista. “Se il provvedimento del 1848 aprì la strada ai diritti civili e alla libertà di coscienza, il testo del 1943 rilancia quei principi in una prospettiva di autogoverno e riconoscimento delle identità culturali e linguistiche”, è stato ricordato nel corso dell'incontro.

L’incontro ha evidenziato come l’autonomia non sia retaggio del passato, ma strumento politico vivo. Non chiusura identitaria, ma capacità di contribuire alla costruzione di un’Europa dei popoli, in sintonia con i principi del Manifesto di Ventotene. Ripartire da questi testi significa riaffermare che l’autogoverno è responsabilità, non privilegio.

La giornata è stata organizzata dalla Fondation Émile Chanoux, dalla Comunità Valdese Aostana e dal Comune di Aosta, con la collaborazione dei Comuni di Torre Pellice, Valsavarenche e Chivasso, consolidando una rete territoriale che unisce comunità alpine attorno ai valori dell’autonomia e dell’europeismo.

Al tavolo, Luciano Caveri, membro del Cda della Fondation Chanoux, e Milena Martinat, pastora della Chiesa Valdese, hanno messo in luce il significato politico e culturale dei due documenti, sorprendendoci per la loro attualità. 

I 4 sindaci firmatari; da sn: Roger Georgy - Valsavarenche; Giuseppe Pepe - vice sindaco Ventotene; Alberto Mosca - sindaco di Sabaudia; Maurzia Allisio - sindaco di Torre Pellice

Presebti due dei i quattro sindaci firmatari del gemellaggio, a testimoniare l’impegno concreto tra territori: Roger Georgy (Valsavarenche), e Maurzia Allisio (Torre Pellice).

L’appuntamento, aperto alla cittadinanza, ha rappresentato una preziosa occasione per riflettere sul senso autentico dell’autonomia valdostana: non solo formula amministrativa, ma progetto politico fondato su diritti, pluralismo e responsabilità europea. Non una conferenza di memoria, ma un momento di chiarimento collettivo su cosa significa, oggi, essere comunità autonoma nel cuore delle Alpi.

je.fe.

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