C’è un silenzio che fa più rumore di un boato. È quello che resta dopo il passaggio di una valanga. Un silenzio irreale, sospeso, che oggi pomeriggio ha avvolto più angoli della Valle d’Aosta, come se la montagna avesse deciso di ricordarci, tutta insieme, la sua forza.
Nel giro di poche ore, quattro distacchi importanti hanno scandito il tempo di un pomeriggio ad altissima tensione: a Valeille, a Courmayeur, in zona Gabiet a Gressoney-La-Trinité, e infine sulla strada regionale 24 a Chanavey.
Nessuna persona risulta coinvolta nei distacchi. Ma sarebbe un errore leggere questa giornata come una semplice sequenza di “allarmi rientrati”. Perché oggi la Valle è stata attraversata da una serie di segnali che non possono essere ignorati.
Alle 14:45 il primo distacco: a monte delle cascate di ghiaccio Hard Ice Rock e Pattinaggio Artistico, in Valeille, sopra Cogne. Un fronte di neve che si stacca improvviso, scivola, prende velocità, trascina con sé la montagna.
Le guide del Soccorso Alpino Valdostano intervengono immediatamente. Bonifica dell’area, verifiche incrociate, controllo di eventuali tracce. Nessuno sotto. Nessuno disperso. Ma la tensione resta sospesa nell’aria gelida.
Pochi minuti dopo, quasi in parallelo, un’altra segnalazione.
Sono circa le 15 quando, nei pressi del comprensorio sciistico di Courmayeur, una nuova valanga si stacca. Dovrebbe trattarsi del cosiddetto “soffio”: la parte più leggera e polverosa che corre veloce, si espande, si allarga fino a raggiungere il fondo della vallata.
Chi era lì parla di una nube bianca che avanza come una tempesta silenziosa. Anche in questo caso, fortunatamente, nessuno risulta coinvolto. Ma le operazioni di ricerca partono comunque, con unità cinofile impegnate a battere la zona, perché in montagna non ci si fida mai delle prime impressioni.
La giornata però non era iniziata lì.
Già in mattinata, intorno alle 11, un altro distacco in zona Gabiet, sopra Gressoney. Anche qui sopralluoghi, verifiche, esito negativo. Nessun travolto. Ma il quadro si fa via via più preoccupante.
Alle 14:30, quasi in contemporanea con Cogne, una valanga scende fino alla Strada regionale 24, in località Chanavey, nel comune di Rhêmes-Notre-Dame.
Qui la montagna non si limita a far paura: interrompe, isola, blocca.
Circa 150 persone restano bloccate a causa della chiusura del tratto stradale. La macchina della Protezione Civile della Valle d’Aosta si attiva immediatamente: elicotteri in volo, evacuazioni organizzate, trasferimenti verso strutture sicure.
Grazie alla collaborazione del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco, dei professionisti e volontari del sistema regionale di protezione civile, tutti i turisti riescono a raggiungere le proprie strutture di soggiorno. Per una trentina di persone provenienti da fuori Valle, impossibilitate a rientrare nei luoghi di residenza, si è resa necessaria una sistemazione per la notte presso la Caserma Ramires.
Un’immagine potente: elicotteri che fanno la spola nel pomeriggio invernale, persone con gli zaini in mano, il rumore delle pale che copre ogni altra voce.
E mentre le squadre lavorano ancora sul fronte dello sgombero, arriva la decisione che certifica la gravità del quadro.
La Commissione Locale Valanghe ha disposto la chiusura della Strada regionale 24 a partire dall’Espace Loisirs, poco a monte del capoluogo di Rhêmes-Saint-Georges (km 6+000), dalle ore 20 di questa sera e fino a domani mattina. Solo dopo nuove valutazioni sulle condizioni meteorologiche e sul manto nevoso si deciderà se e come riaprire.
Non è un dettaglio tecnico. È il segno di una prudenza necessaria, di una soglia di rischio che resta alta anche dopo il passaggio della slavina.
La Struttura viabilità della Regione prosegue intanto le operazioni di sgombero, mentre la guardiania viene garantita dai tecnici della Commissione Locale Valanghe.
C’è la cronaca, fatta di orari precisi, coordinate, squadre operative. Ma dentro questa cronaca c’è un altro racconto.
Quello di una regione che vive di montagna, che la ama, che la frequenta, che la promuove. E che ogni tanto deve fare i conti con la sua dimensione più severa.
Oggi è andata bene. Nessun ferito, nessun disperso, nessuna tragedia. Ma la sequenza ravvicinata di distacchi — Cogne, Courmayeur, Gressoney, Rhêmes — suona come un monito.
Il pericolo è classificato “forte”. E oggi quella parola non è rimasta su un bollettino.
La montagna non è mai solo scenario. È protagonista. E quando decide di parlare, lo fa con il fragore della neve che cede.
Stasera, con una strada chiusa e 150 persone evacuate in poche ore, in totale circa 250, quel messaggio risuona ancora più chiaro. Tra il silenzio dopo il boato e la tragedia, a volte, passa soltanto una manciata di metri.





