La pausa pranzo dei dipendenti dell’Azienda USL della Valle d'Aosta finisce al centro del dibattito politico. Nella seduta consiliare dell’11 febbraio 2026, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per denunciare la mancanza di spazi adeguati dove consumare il pasto e l’assenza di un servizio mensa ritenuto all’altezza delle esigenze di circa un migliaio di lavoratori distribuiti sul territorio regionale.
Il caso nasce ufficialmente lo scorso 6 febbraio, quando alcune organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione del personale Usl, parlando di una situazione ormai “insostenibile”. Al centro delle rimostranze, in particolare per i dipendenti in servizio nelle strutture di via Guido Rey, vi sarebbero spazi insufficienti per la pausa pranzo e la difficoltà di accedere a soluzioni rapide per chi dispone di soli 15 o 30 minuti di interruzione.
A complicare il quadro, secondo AVS, anche il divieto – in vigore dal 31 dicembre scorso – di acquistare cibo da asporto nei locali convenzionati, opzione che fino a quel momento aveva rappresentato una soluzione pratica per molti lavoratori con pause ridotte. Da qui la richiesta al Governo regionale di attivare con urgenza un tavolo di confronto con l’Azienda e garantire a tutti i dipendenti un servizio mensa adeguato e/o spazi idonei per consumare pasti portati da casa o acquistati all’esterno.
In aula, l’Assessore alla Sanità ha ricostruito i passaggi già avviati dall’Azienda USL della Valle d'Aosta. Il 27 gennaio, a seguito delle prime rimostranze, l’Azienda ha incontrato le organizzazioni sindacali delineando una serie di impegni concreti: l’allestimento rapido di un locale interno in via Guido Rey – già individuato e in fase di predisposizione – dove i dipendenti potranno consumare i pasti; l’aumento dei punti ristoro convenzionati nelle vicinanze dei presidi e la possibilità di cessione di alimenti senza obbligo di sedersi; l’istituzione di una Commissione mensa con rappresentanti aziendali e sindacali per monitorare il gradimento del servizio e proporre miglioramenti; l’attivazione di un Tavolo tecnico per definire l’applicazione del contratto collettivo in materia di pausa mensa e aggiornare il regolamento interno.
L’Assessore ha inoltre precisato che non vi sarebbe stata alcuna sospensione di un servizio di asporto, poiché tale modalità non è prevista contrattualmente. Il capitolato in vigore stabilisce infatti che la ditta aggiudicataria garantisca la consumazione del pasto nei punti di ristoro convenzionati, tramite apposita card consegnata al dipendente. Le modalità operative e l’elenco dei locali convenzionati – è stato ricordato – sono stati pubblicati anche sulla intranet aziendale. La scelta della consumazione nei locali sarebbe stata motivata anche dall’esigenza di assicurare una pausa lavorativa effettiva, in assenza, in molti presidi, di mense interne conformi ai requisiti previsti dalla normativa statale.
Per AVS, tuttavia, la questione non si esaurisce con l’ampliamento dei punti convenzionati. La priorità, è stato ribadito, resta l’allestimento di spazi interni alle strutture, non solo in via Guido Rey ma anche sul territorio extraospedaliero. Con pause di appena 15 minuti e un’alta concentrazione di lavoratori negli stessi orari, spostarsi all’esterno, evitare code e rientrare in tempo diventa un’impresa.
Il gruppo di opposizione ha accolto con favore l’apertura manifestata dall’Azienda, auspicando però tempi rapidi di attuazione. Perché la pausa pranzo, al di là delle dispute contrattuali, resta un diritto elementare dei lavoratori – e, in un servizio delicato come quello sanitario, anche una condizione essenziale per garantire qualità e sicurezza delle prestazioni.





